¡Viva la vida!

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trama

Un monologo fulminante che ripercorre i patimenti della reclusione forzata di Frida Kahlo, i lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, la relazione con Diego Rivera. In un Messico quanto mai reale e al tempo stesso immaginifico, Pino Cacucci mette in scena la sintesi infuocata di un’esistenza, la parabola di una grande pittrice la cui opera continua a ottenere altissimi riconoscimenti. In poche pagine c’è il Messico, c’è il risveglio dell’immaginazione, c’è la storia di una donna, c’è la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. L’ardente esistenza di Frida Kahlo dal vertice estremo dei suoi giorni. Un breve libro che contiene una storia immensa.

voto

3

Libro breve ma efficace, adatto per chi come me non sa quasi nulla della pittrice ma ha voglia di scoprire qualcosa di più intorno alla sua figura, diventata ormai così popolare. Un monologo pieno di pathos, ma abbastanza corto da rendere vivo l’interesse.
I colori vivaci del Messico arrivano attraverso la penna di Cacucci, che ci presenta i pensieri immaginari di Frida come una selezione delle sue opere migliori: sembrano dei quadri scritti.
La prosa dal ritmo serrato è un susseguirsi di testardaggine e morfina, rabbia e amore, attaccamento alla vita e voglia di combattere; ma a volte diventa dolore e ironia macabra. Ci presenta una Frida ribelle ma al tempo stesso domata, una voce leggera ma determinata.
I pensieri sparsi e apparentemente sconnessi sono resi con una forma teatrale, forse più adatta alla rappresentazione sul palco che alla lettura, ma quest’ultima rimane comunque piacevole anche grazie alle poche pagine.
Dopo questo libro viene voglia di sapere di più di Frida e Diego, ma anche del Messico e della storia dei primi anni del Novecento. Sicuramente un ottimo spunto da cui partire.

citazioni

La morte può essere crudele, ingiusta, traditrice… Ma solo la vita riesce ad essere oscena, indegna, umiliante.

Non esiste più il tempo, non esiste nient’altro. Ormai, c’è solo questa realtà. Quello che è stato, sarà per sempre.

Perché noi siamo tutti figli della morte, la vita si nutre di morte e l’assenza ci accompagna ogni giorno e ogni notte.

I cambiamenti ci sconcertano, ci terrorizzano, perché noi cerchiamo la calma, la pace, perché noi anticipiamo la morte morendo ogni istante della nostra vita. 

dettagli

 

Titolo: ¡Viva la vida!
Autore:  Pino Cacucci
Editore: Feltrinelli
Formato: Ebook
Pagine: 77
Genere: biografia

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The hate U give

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trama

Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato. Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C’è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang, e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l’episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C’è una cosa che tutti vogliono sapere: cos’è successo davvero quella notte? Ma l’unica che possa dare una risposta è Starr. Quello che dirà – o non dirà – può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua vita stessa.

voto3

Che sia stato il fenomeno editoriale dell’ultimo periodo non è affatto difficile da credere.
Starr è una ragazza di colore che vive nel ghetto e che una sera vede il suo migliore amico morire sotto ai suoi occhi. Tocca a lei mantenere vivo il suo ricordo, la sua buona reputazione e portare alla luce ciò che è successo davvero.
Ho trovato questo libro molto interessante e, seppur non riuscissi pienamente ad immedesimarmi in Starr, la mia coscienza di persona è turbata ugualmente.
In alcuni punti ho pensato che Starr stesse esagerando, ma forse perché io non mi rendo conto di come il razzismo sia vissuto da quelle minoranze che lo subiscono. E forse non sono riuscita ad entrare fino in fondo nel libro anche perché io non sono razzista verso il diverso da me.
Lo stile è molto interessante, spigliato e rapido nei punti giusti, ma anche riflessivo. Le voci dei personaggi sono sempre equilibrate, molto verosimili e scorrevoli. Mentre leggevo mi trovavo a dimenticare di star leggendo un libro per ragazzi.
Affronta il tema del razzismo e dei soprusi da parte della polizia, tema molto caldo soprattutto in America, in modo molto semplice ma impattante.
Certo, noi non siamo ancora a questi livelli, ma la descrizione delle scene più irruente è abbastanza potente da sentire quanto tutto ciò sia sbagliato, quanto manchi il rispetto per le persone, di qualsiasi razza e colore.
Ci sono stati dei momenti in cui mi rendevo conto di atteggiamenti che anche io ho, da bianca, di cui fino ad ora non ero consapevole.
Credo che sia un libro da leggere, a qualsiasi età: non si è mai troppo piccoli o troppo grandi per imparare il rispetto.

dettagli

Titolo: The hate U give
Sottotitolo: Il coraggio della verità
Autore: Angie Thomas
Editore: Giunti
Formato: Ebook
Pagine: 416
Genere: Young Adult

Mad: nessun limite #1

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trama

Alvina Knightly non è una donna come le altre. È nata col cuore a destra, nel posto sbagliato. È per questo che tutto, nella sua vita, è andato storto? Forse. Ma ora il destino le ha offerto l’occasione di prendere il posto della sua gemella, Elizabeth. La sorella che ha il cuore al posto giusto. Che è sposata con un uomo affascinante e ha un bellissimo bambino. Che è buona, ricca, altruista. Perfetta.
Ma prendere il suo posto significa entrare completamente nella sua vita. Significa che Elizabeth non ci deve essere più… Significa che deve morire.
Per vivere l’esistenza che ha sempre desiderato, per vendicarsi di tutto il male che ha subito, Alvina è disposta a uccidere. Ma sbarazzarsi della sorella è soltanto il primo passo. Il secondo è mantenere il segreto. Ed è molto, molto più difficile…

Questa recensione è in collaborazione con il blog della mia amica Roberta, Libreria grandi speranze. Se vi va di leggere anche la sua opinione, la trovate qui!

voto1

Pessimo. Un libro costruito male, gestito male, scritto male.
Partiamo dalla trama: viene accennato al fatto che le due sorelle hanno gli organi speculari, ma la questione finisce lì. Non viene fatto alcun cenno alla questione, mi chiedo quindi quale sia il motivo di tale specificazione.
Non mi è piaciuto il personaggio di Alvina, così sopra le righe da risultare psicopatica e (soprattutto) antipatica. Del tutto irreale, non provo un briciolo di empatia con lei. Non la trovo né divertente né intelligente, anzi direi il contrario. Non è una ragazza dei giorni nostri, nonostante si sia cercato di renderla vicina alle emozioni delle ragazze comuni. Forse all’inizio si è calcata un po’ troppo la mano sulla totale apatia che in altri libri è stata affrontata come colonna portante, mentre qui di nuovo è fine a sé stessa e mi chiedo quindi perché renderla così estremizzata. Non mi è piaciuto il suo vittimismo iniziale, che diventa poi semplice approfittare di una situazione nemmeno troppo bella. Alvina è semplicemente psicopatica e, come tale, non può essere amata da un pubblico giovane (che esempio stiamo dando?) e intelligente (perché è veramente un insulto). Ed il suo continuo incolpare la sorella o la madre non fa che renderla ancora più noiosa.
Poi, ok che è una serie e forse alcune cose saranno chiarite negli altri volumi, ma tutta questa velocità nell’uccidere personaggi che potevano servire anche solo a scopo di trama l’ho trovata un’idea pessima. La narrazione ha ritmi troppo serrati, non spiega i processi in modo adeguato, mandando il lettore in confusione. Forse l’idea della narrazione in prima persona poteva essere sfruttata meglio. E non vedo come sia possibile che nessuno si renda conto che le sorelle sono diverse, se non per particolari idioti. Per non parlare della figura del figlio, così marginale che sembra veramente un inutile riempitivo, per scrivere qualche pagina in più.
E non mi sono piaciuti i luoghi comuni sull’Italia e in particolare la Sicilia. Se vuoi affrontare un tema importante quale Cosa Nostra, non puoi relegare il tutto in due righe (cercate su Google, tra l’altro). Per non parlare delle boutique firmate e ville sfarzose e tutta quella serie di stereotipi che puoi trovare in un qualsiasi film americano ambientato in Italia. Non so se è così che ci vede il mondo, ma se tu scrittrice vuoi essere credibile, cerca almeno di parlare di cose che sai. Non è accettabile denigrare così alcuni temi importanti. Ed è ancora meno accettabile se tu scrittrice hai origini italiane.
Non mi ha convinta per niente. Ed oltre ad essere troppo troppo troppo sopra le righe, non ha un briciolo di verosimiglianza. Peccato, perché poteva essere uno YA un po’ diverso dal solito. Invece è stato un grande fiasco e non credo che proseguirò la trilogia.

dettagli

Titolo: Mad: nessun limite
Serie: Mad, bad and dangerous to know trilogy
Autore:  Chloé Esposito
Editore: Tre60
Formato: Ebook
Pagine: 368
Genere: young adult / mistero

Atti osceni in luogo privato

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trama

Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna.
Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.

voto3

Libro italiano che fa l’occhiolino alla Francia, non solo per l’ambientazione (almeno parziale) e per i termini francesi (mai stucchevoli), ma anche per lo stile un po’ ricercato ed elegante. Forse è un po’ troppo vorrei ma non posso per l’ambientazione parigina, mentre quella milanese l’ho trovata viva, solitaria e in costruzione, proprio come mi immagino sia ancora oggi la vita a Milano.
Romanzo di formazione che ci racconta la vita di Libero, ometto di mondo che, alla fine, è un po’ ognuno di noi. Lo seguiamo dall’adolescenza fino all’età adulta in un susseguirsi di riflessioni e fughe da se stesso, con il suo modo di superare delusioni, mancanze e attitudini. Entriamo con Libero in un universo parallelo, più profondo: quello interiore, dove tutto è nascosto e solo nostro. E lo vediamo nel momento in cui Libero racconta a noi lettori i suoi pensieri, ma non affronta di petto i problemi e le persone. Lo vediamo ancora di più nei confronti del padre, con cui ha un rapporto caratterizzato da un amore inaspettato che si scopre poco a poco.
Non mi ha invece pienamente convinto la caratterizzazione dei personaggi di contorno, in particolare di Marie. È uno dei personaggi che più ha influenzato la vita di Libero e mi è dispiaciuta vederla sempre marginale, di contorno, chissà poi perché.
E non mi ha convinto troppo nemmeno questa scelta di un continuo richiamo a figure erotiche sempre perfette e mai avvolgenti e comuni. Hanno sempre corpi perfetti, seni tondi e alti. Forse c’è stato un po’ troppo voyeurismo rispetto al necessario, rispetto a come si evolve la storia e rispetto alla caratterizzazione stessa di Libero. Forse questo è l’aspetto più osceno del romanzo, che alla fine così osceno non è.
Forse la scelta del narratore onniscente e postumo non rende così veritiero il romanzo, andando a sottrarre i drammi e gli uragani che si riversano nella vita di ognuno di noi, rendendoli più calcolati, ragionati, processati. Manca il fattore cataclisma, che invece è molto presente nella vita di chiunque, soprattutto nel periodo adolescenziale. Da universitaria in piena crisi per quanto riguarda il suo futuro, speravo di trovare in Libero un po’ più di quell’impasse che si risolve in altri ambienti e non solo con tacche nuove segnate su un bancone di un bar. L’ho trovato un memoir un po’ troppo ragionato, a tratti troppo controllato.
Per me è stato il primo approccio con Missiroli e devo dire che il suo stile raffinato, ma allo stesso tempo diretto e scevro di particolari abbellimenti ha reso la lettura molto piacevole. Il linguaggio a mio avviso è ricercato ma non troppo, quasi classicheggiante, più ritmato di un saggio ma sempre molto discreto.
L’introduzione di termini francesi non è mai opprimente, l’ho trovato un escamotage discreto per dare l’idea di un salotto borghese francese degli anni ’70, ma non particolarmente necessario.
Le citazioni le ho trovate un po’ troppo intellettuali, ma qualche spunto interessante comunque lo dà, soprattutto perché parla di un’altra generazione rispetto alla mia, e questo potrebbe aiutare a comprenderla meglio. Probabilmente con questo autore non mi fermerò qui.

dettagli

Titolo: Atti osceni in luogo privato
Autore:  Marco Missiroli
Editore: Feltrinelli
Formato: Ebook
Pagine: 256
Genere: memoir

Regole d’amore per amici confusi

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Il primo anno di università può essere complicato, si sa. Soprattutto quando il tuo fidanzato storico ti lascia senza troppi giri di parole. È quello che succede a Joss, e la delusione le lascia davvero l’amaro in bocca. Un sapore da cui fatica a liberarsi, nonostante i corteggiatori non le manchino. Ma tutto cambia quando Joss incontra Matt: lui è bello e gentile, forse non proprio il suo tipo ideale. Eppure tra i due la complicità è immediata. Così, tra una confidenza e un bicchiere di vino, accade che Matt e Joss si ritrovino a elaborare e a verificare una teoria: per far svanire l’amaro in bocca di una delusione amorosa è necessario passare la notte in compagnia di un buon amico. Uno che non chieda niente al risveglio, uno che sia disposto ad essere semplicemente un sorbetto per rinfrescare il palato tra una relazione e un’altra. Ed è così che Matt e Joss decidono di diventare amanti di notte e amici di giorno. Tutte le volte che vogliono, tutte le volte che ne hanno bisogno. Stringono un patto, un vero e proprio contratto a cui attenersi scrupolosamente per gestire il proprio rapporto. La teoria del “sorbetto” sembra funzionare alla perfezione per molti anni. Finché uno dei due non infrange la regola più importante di tutte: non innamorarsi.

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Devo dire che questo libro l’ho trovato abbastanza carino. Anche se Joss, la nostra protagonista, a volte ha un atteggiamento un po’ troppo disinibito per una giovane ragazza, alla fine è molto divertente. Finalmente, e oserei dire stranamente, qui non ci sono fanciulle indifese bellissime che non sanno di esserlo né bad boys che sono il sogno proibito di qualsiasi adolescente. No, anzi. Joss è una ragazza abbastanza sicura di sé, non si fa complessi inutilmente e non ha bisogno di essere salvata. E Matt è un bravo ragazzo. Il tipico ragazzo della porta accanto, con cui tutti si trovano bene, ed è romantico quel tanto che basta da non risultare finto e stucchevole. Insomma, i nostri protagonisti, per una volta, potremmo tranquillamente essere noi.
Il modo in cui è stato costruito il rapporto tra Joss e Matt mi è piaciuto. L’ho trovato interessante perché, oltre alle descrizioni non troppo romanzate, trovo che sia molto più verosimile dei classici young adult che si trovano in giro. L’amicizia è il valore che viene fatto prevalere su qualsiasi cosa, ad ogni costo, e questo mi è piaciuto. Mi è piaciuto che non fosse tutto rose e fiori e, la cosa che mi ha sorpreso più di tutte, è stato il fatto che in questo romanzo le scene più piccanti non siano mai descritte esplicitamente. E stiamo parlando di un libro che si basa interamente su un accordo di tipo sessuale, rendiamoci conto. Questo forse è l’aspetto che mi ha sorpresa maggiormente.
Mi è piaciuta anche l’idea di usare i flashback legati ad alcuni dettagli, veicolando la storia in una crescita dei personaggi e dei loro rapporti in modo interessante e per nulla difficile da seguire. Strutturato come un film, questo libro non risulta per nulla fatiscente ed orchestrato, sembra una cronaca di vita vissuta e, ad essere onesti, mi ha ricordato un po’ Scrivimi ancora dell Ahern, anche se lì siamo ad un livello molto più alto.
Probabilmente avrai alleggerito la storia di un paio di pagine e, anche se il finale è abbastanza banale ed intuibile già dalla prima pagina, trovo questo romance un po’ più interessante di altri decisamente più diseducativi e scritti peggio. Lo consiglio a tutti, anche alla fascia di preadolescenti.

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Titolo: Regole d’amore per amici confusi
Autore: Ellie Cahill
Editore: DeAgostini
Formato: ebook
Pagine: 416
Genere: romance

Quando torni? L’amore ai tempi della Brexit

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trama

Erica è una ragazza italiana, mentre Philip è un ragazzo inglese. Si conoscono in una Berlino incerta e temporanea come i loro vent’anni. Si conoscono ai tempi degli Erasmus, della mobilità internazionale. L’Europa è il loro paese e si sentono cittadini del mondo. A metterli alla prova ci sarà la brexit, i loro stessi viaggi e le opportunità internazionali.

voto2

Mi aspettavo qualcosa di più lungo, più interessante e anche un po’ più profondo. Invece sono solo belle frasi in stile Distefano farcite con concetti banali sul viaggio e sull’amore. Una classica storia già letta mille volte, che non aggiunge nulla di nuovo al panorama letterario attuale.
Una scrittura molto acerba, per nulla coinvolgente. Forse più adatta ad una didascalia sotto alle foto su un social network, come la scrittrice già fa. Ecco, diciamo che sembra di leggere dei pensieri uniti per formare una specie di libro, senza che ne sentissimo davvero il bisogno. Potrebbe essere piacevole leggere delle avventura di qualcun altro, ma non con questa poca empatia verso la protagonista, che purtroppo è solo accennata, come se già tutti conoscessimo Erica.
Mi aspettavo di leggere qualcosa in più sulla questione brexit e su come possa cambiare, in minima parte, il modo di viaggiare. Invece il sottotitolo è messo lì un po’ a caso. Peccato, perché alcuni concetti, seppur banali, potevano essere interessanti.

dettagli

Titolo: Quando torni?
Sottotitolo: L’amore ai tempi della brexit
Autore: Erica Surace
Editore: Edicusano
Formato: ebook
Pagine: 73
Genere: biografia / viaggi

Grazie per quella volta

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trama

Di cosa è fatta una vita? Di domeniche pigre in cui non rispondiamo al telefono per rimanere sul divano abbracciando un libro appena iniziato. Di ore spese inutilmente a cercare le sigarette, le chiavi della macchina, gli occhiali da sole, perché si sa che spesso e volentieri le cose si spostano per farci dispetto e divertirsi alle nostre spalle. Di pomeriggi adolescenziali passati a guardare le gocce di pioggia che rimbalzano sul vetro, sognando di sposare Mick Jagger. Di quei bomboloni sganciati da un razzo su un letto di zucchero che papà ti portava a mangiare per insegnarti i piaceri della vita. Di mattine in cui scopri allo specchio che in una notte hai preso cinque anni e non ti resta che tifare per un po’ d’indulgenza, in un Paese in cui dimostrare la propria età è più grave che fare una rapina a mano armata. Di salti della quaglia da uno schieramento a un altro nella più autentica suddivisione tra esseri umani: quella tra coppie e single. Di momenti in cui basta un calzino con l’elastico moscio per far emergere tutte le nostre insicurezze. Di quel preciso giorno in cui si spezza il tempo alla fine dell’estate. E di tutto quello che non ricordiamo più ma ogni tanto affiora dalle misteriose stanze della nostra memoria difettosa. In questi racconti che spaziano tra ricordi e riflessioni chiamando a testimoni Borges e la moglie di Tolstoj, Grace Kelly e Gaber, Simenon e la zia Lella, Ovidio e gli U2, Serena Dandini torna alla scrittura dopo il successo di Dai diamanti non nasce nienteGrazie per quella volta esplora con tenerezza, ironia e sincerità una catena di debolezze di cui andare fieri, di fragilità nostre e del mondo: è il tempo di autoassolverci, di fare pace con i nostri difetti imparando a conviverci tra alti e bassi, proprio come succede a ogni coppia pluricollaudata.

voto2

Senza infamia e senza lode, è un libro un po’ banale che parla delle piccole avventure del quotidiano. Stile di scrittura molto semplice e scorrevole, a volte divertente e a volte decisamente irriverente. Sicuramente strizza l’occhio al lettore, trascinandolo in qualcosa che possa comprendere e che, probabilmente, ha vissuto almeno una volta in prima persona. Ma non è nulla di nuovo o particolarmente entusiasmante, meno piacevole dei libri di Francesco Piccolo, a mio avviso. Semplicemente una lettura da intervallare ad una più impegnativa.

dettagli

Titolo: Grazie per quella volta
Sottotitolo: Confessioni di una donna difettosa
Autore: Serena Dandini
Editore: Rizzoli
Formato: Cartaceo
Pagine: 252
Genere: biografia