Le ferite originali

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trama

“Ci sono vite ordinarie, è giusto che ci siano, ma la tua no, la tua vita è pazzesca, è strana, è inspiegabile, è straordinaria. Tu sei fatto per raccogliere gli stimoli più estremi, tu sei destinato a un sentimento vario, universale, colossale, a esplorare quello che significano in ogni sfumatura il sesso, il dolore, l’amore.” Siamo a Milano, negli anni di Expo. Dafne ha venticinque anni, studia Medicina, è benestante, graziosa e giudiziosa, e ha un tale bisogno di essere amata da non voler capire che la sua relazione sta andando in pezzi. Davide è uno studente di Ingegneria fisica al Politecnico, vive in periferia, ha la bellezza timida e inconsapevole di chi da bambino è stato grasso e preso in giro dai compagni di scuola. Dante ha quarant’anni, è un affascinante uomo d’affari, ricco e in apparenza senza scrupoli, capace di tenerezza soltanto con la figlia Diletta.
Dafne, Davide e Dante non lo sanno, ma tutti e tre hanno in comune una cosa: stanno con lo stesso ragazzo. Si tratta di Christian: ex modello, bellissimo. Seduttivo, manipolatore, egocentrico, Christian ha in sé i mostri e la magia: è bipolare, e alterna picchi di irrefrenabile euforia a terrificanti abissi depressivi, trascinando nel suo mondo spezzato anche Julian, il fratello adolescente, per cui prova un affetto eccessivo, quasi soffocante.
Christian catalizza e amplifica come un prisma i desideri di Dafne, Davide e Dante, e le vite di questi quattro personaggi finiscono per intessersi così fittamente che nemmeno al momento della verità – e alla caduta che ne consegue – riusciranno a slegarsi.

voto

4

Un libro difficile da recensire cercando di essere oggettivi. Per me è stato come un coltello che incide poco alla volta, una pagina dopo l’altra, fino a togliere ogni stato di pelle e ossa che ricoprono il cuore. Duro, sboccato, un po’ confuso ma al tempo stesso impossibile da abbandonare.
I personaggi sono costruiti in modo magistrale, ognuno occupa un ruolo ben definito e tutti, in qualche modo, evolvono pagina dopo pagina. Christian è sicuramente il più ingombrante, è come la stella di Venere, sempre visibile. Anche quando vorresti dimenticarlo, tagliarlo fuori, la sua presenza è lì che aleggia sopra le teste dei suoi tanti piccoli satelliti, che sono poi gli altri protagonisti. Lui rimane il punto fondamentale dell’intera storia, raccontata direttamente dal punto di vista interno alla sua testa. Ed è costruito così bene da risultare un pazzo psicopatico, da rendere credibile il suo disturbo bipolare. Talmente pazzo da risultare quasi fastidioso, tanto che all’inizio si prova un leggero odio nei suoi confronti. C’è stato un momento in cui ho sgranato gli occhi, esattamente nel punto in cui Chris rigira tutto a suo favore, portando gli altri a scusarsi con lui invece che il contrario, ed ho pensato: peggio di così non può andare. Ed è lì, probabilmente, che ho smesso di costruire barriere, perché una persona del genere mica ti può entrare dentro, la odi per forza senza doverti sforzare. E invece.
Poi c’è Dafne. Intelligente, insicura, all’inizio presentata come una ragazza frivola. Dafne è la ragazza che preferisce subire, che sta ferma e sopporta, manda giù un boccone dopo l’altro perché è meglio sopportare che perdere tutto. Ed in questo, invece che sembrare una stupida bambina senza forza di volontà, la percepiamo come una ragazza coraggiosa ed un po’ troppo buona, forse. Ma il suo carattere deve solo emergere, e la sua evoluzione l’ho trovata la più interessante tra tutte quelle proposte. Dafne sono io.
Ma sono anche un po’ Davide, terzo protagonista che ci viene presentato come un ragazzo concentrato sullo studio per evitare ogni tipo di delusione. Davide non ho ancora deciso se mi è piaciuto o no, perché il suo ruolo è un po’ troppo ambiguo.
E infine (ma si fa per dire, ce ne sono molti altri di personaggi interessanti) c’è Beltrami… beh, Beltrami è esattamente la persona che tutti vorremmo si prendesse cura di noi. Distaccato quel tanto che basta per risultare intrigante ed indispensabile, padre ed ex marito idealizzato, sempre carismatico nonostante le incertezze.
E Milano, protagonista almeno quanto tutti gli altri, pulsante e frenetica, selvaggia e delicata, complice e distaccata, caratterizzata così bene che quasi mi sento in colpa a non viverla quotidianamente.
La scrittura è bipolare, come Christian: decisa e rigorosa, lineare e piena di euforia, ma poi di colpo confusa e permeata da sentimenti troppo grandi per una sola storia. Non mi hanno infastidito gli sbalzi temporali, buttati lì quasi a caso ma sempre, non si sa come, al momento giusto. Ed anche il linguaggio scurrile, un po’ violento e senza pudore non mi ha infastidita per nulla, perché non era mai estremizzato od abusato, si sposava ai personaggi che lo avevano in bocca così bene da risultare inconcepibile che si esprimessero in altri modi.
In conclusione, questo l’ho trovato un libro potente, di quelli che ti sbattono in faccia la tua realtà, che cerchi di nascondere come polvere sotto un tappeto, con scarsi risultati.

dettagli

Titolo: Le ferite originali
Autore: Eleonora C. Caruso
Editore: Mondadori
Formato: Ebook
Pagine: 106
Genere: disturbi mentali / lgbt

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Tempi duri per i romantici

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trama

Stefano ha ventidue anni e una vita tranquilla. Simpatico, belloccio e con la battuta sempre pronta, divide il suo tempo tra le serate a Trastevere con gli amici, il lavoro che non ama particolarmente ma che gli permette di avere una casa tutta per sé, le polpette piene d’amore di mamma e la storia con Michela. Sembrerebbe andare tutto per il verso giusto eppure a Stefano qualcosa non torna. Non può fare a meno di sentirsi incompleto, fuori posto, fuori cuore. Stare con Michela gli ha fatto capire che “con una donna puoi ridere, mangiare, guardarci un film, scoparci tutta la notte, prenderci il caffè insieme e correre comunque il rischio di non amarla”. Perché l’amore vero è un’altra cosa. E sta da un’altra parte. Allora succede che ritrovare un dischetto di cartone con sopra disegnato un pettirosso dia uno strattone alla sua vita costringendolo a ripensare a quando, dieci anni prima, era poco più che un bambino. E a ricordare quegli occhi scuri e profondi, quelle lentiggini che diventavano una costellazione, quel modo goffo e particolarissimo di tirarsi da parte i capelli rosso fuoco. Da quel momento niente ha più senso se non andare a cercarla, ovunque sia, rischiando di perdere tutto pur di ritrovarla. Lei, Alice, il pezzo mancante, la ragazzina che ti guardava in un modo che non sai spiegare, in un modo che ti sentivi subito a casa. Perché, davvero, certe volte perdersi diventa l’occasione unica e imperdibile per ritrovarsi. Perché “si possono dimenticare episodi, eventi, parole, canzoni, ma mai le persone che ci hanno fatto del bene”

voto3

Questo libro è una fiaba. Ed in quanto tale, può essere perdonata per qualche forzatura, qualche passaggio surreale. È uno di quei libri che ti muovono qualcosa dentro.
Si dice che ogni libro abbia un suo momento perfetto, ed in questo caso direi che l’ho centrato in pieno. Io non sono mai stata una ragazza particolarmente romantica, ma uno Stefano nella mia vita penso di volerlo. Perché sì, a volte è un po’ troppo zuccheroso, ma il tutto è bilanciato dalla sua ironia e da quelle battute che rendono un rapporto speciale. E, volente o nolente, Stefano è stata la trasfigurazione di un amore personale.
Mi è piaciuta la familiarità dell’ambientazione, luoghi che ho frequentato e che conosco. Mi hanno fatto sentire a casa, proprio come i personaggi. Seppur non particolarmente tratteggiati, i personaggi secondari si fanno amare con poche semplici battute, ti fanno sorridere e ti fanno vivere una sorta di mondo parallelo, in cui esci la sera e inizi a passeggiare per le vie di Roma di notte, con una birra in mano e tante risate.
Vorrei spendere una parola per il finale, ma sono ancora un po’ arrabbiata e forse, ma solo forse, è stata la scelta migliore per una storia del genere. Per riportare il lettore con i piedi per terra. In modo drastico, come quando la sveglia suona sul momento decisivo di un sogno bellissimo, che non riesci più a recuperare ma di cui conservi ancora la piacevole sensazione.
Di pancia darei 4 stelle, ma ragionandoci ne do solamente 3 perché alcuni temi potevano essere approfonditi meglio, in primis la scelta di vita di Alice, ed alcune situazioni mi hanno fatto storcere il naso perché troppo improbabili.
Mi ha lasciata un po’ interdetta questo continuo allineamento di pianeti, che ok che è una storia e non deve essere per forza vera, ma almeno un pochino plausibile. A Stefano era un po’ tutto concesso, un po’ tutto facile, un po’ tutto troppo immediato. Potrà anche essere il ragazzo più fortunato del mondo, ma quante possibilità ci sono di trovare al primo colpo, in una città sconosciuta, l’appartamento della ragazza della tua vita che non vedi da dieci anni? È questa situazione, e altre simili, che mi hanno fatto abbassare un po’ il voto, che rimane comunque buono.
La scrittura è scorrevole, ma forse ammicca un po’ troppo a questa nuova generazione in cui cerchiamo quelle belle frasi da rendere descrizioni per la foto di un tramonto romantico. Decisamente consigliato ad un pubblico giovane, a tutte quelle persone che ancora sognano il principe azzurro.

dettagli

Titolo: Tempi duri per i romantici
Autore:  Tommaso Fusari
Editore: Mondadori
Formato: Ebook
Pagine: 204
Genere: Young Adult

Bruges la morta

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Incapace di superare il lutto per la morte della giovane e bellissima moglie, Hugues Viane si trasferisce, insieme ai cimeli della defunta, a Bruges, dove vive nel ricordo e nella nostalgia della donna perduta. Esce di casa soltanto quando si fa buio e passeggia tra le stradine malinconiche della città, che alimentano ulteriormente la sua tenace, invincibile tristezza. Una sera, per caso, incontra una donna, Jane Scott, che sembra la copia esatta della moglie. Con il passare del tempo, però, si rivela molto diversa da lei: capricciosa, irrequieta, futile, amante del lusso e della ricchezza, Jane ha assai poco da spartire con l’anima, la grazia, la dolcezza della defunta moglie. E l’insana relazione fra i due, nutrita soltanto di false illusioni, prenderà presto una piega del tutto inaspettata.
Bestseller internazionale nell’Europa simbolista e decadente, Bruges la morta fu pubblicato per la prima volta nel 1892. A oltre un secolo di distanza, questa storia tragica e avvincente mantiene intatta la sua fortissima capacità di suggestione, rivelandosi una lettura indimenticabile. Un libro che sembra sostare a un crocevia, condensando l’immaginazione di un’intera epoca e nello stesso tempo lanciando verso il futuro la sua provocazione fantastica.
Il lettore di oggi, nutrito di cinema, potrà riconoscere in Bruges la morta, come sulla lastra di un vecchio dagherrotipo, la stessa atmosfera allucinata di un grande capolavoro di Hitchcock, La donna che visse due volte, che fu ispirato proprio da questo romanzo.

voto2

Mi aspettavo qualcosa di diverso.
Mi aspettavo Bruges un po’ più presente, che alla fine è il motivo per cui mi sono lasciata tentare da questo libro: ritornare un po’ in quella piccola città magica.
Mi aspettavo che la caratterizzazione psicologica del nostro vedovo protagonista fosse un po’ più profonda e, di riflesso, mi aspettavo che la somiglianza tra la morta amata e la donna che gliela ricorda fosse più profonda.
Mi aspettavo una scrittura di emozioni viscerali, mi aspettavo una scrittura un po’ più lirica, forse con meno apatia e un po’ più di decadenza.
Mi aspettavo che la pazzia improvvisa, il velo sollevato dagli occhi del protagonista, fosse un po’ più lento e ponderato e, di contro, mi aspettavo alcuni passaggi un po’ più veloci.
Certo è che non si può pretendere chissà cosa da un libro di un centinaio scarso di pagine; fatto sta che mi aspettavo qualcosa di diverso.

dettagli

Titolo: Bruges la morta
Autore:  Georges Rodenbach
Editore: Fazi
Formato: Ebook
Pagine: 106
Genere: classico belga XIX secolo

¡Viva la vida!

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trama

Un monologo fulminante che ripercorre i patimenti della reclusione forzata di Frida Kahlo, i lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, la relazione con Diego Rivera. In un Messico quanto mai reale e al tempo stesso immaginifico, Pino Cacucci mette in scena la sintesi infuocata di un’esistenza, la parabola di una grande pittrice la cui opera continua a ottenere altissimi riconoscimenti. In poche pagine c’è il Messico, c’è il risveglio dell’immaginazione, c’è la storia di una donna, c’è la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. L’ardente esistenza di Frida Kahlo dal vertice estremo dei suoi giorni. Un breve libro che contiene una storia immensa.

voto

3

Libro breve ma efficace, adatto per chi come me non sa quasi nulla della pittrice ma ha voglia di scoprire qualcosa di più intorno alla sua figura, diventata ormai così popolare. Un monologo pieno di pathos, ma abbastanza corto da rendere vivo l’interesse.
I colori vivaci del Messico arrivano attraverso la penna di Cacucci, che ci presenta i pensieri immaginari di Frida come una selezione delle sue opere migliori: sembrano dei quadri scritti.
La prosa dal ritmo serrato è un susseguirsi di testardaggine e morfina, rabbia e amore, attaccamento alla vita e voglia di combattere; ma a volte diventa dolore e ironia macabra. Ci presenta una Frida ribelle ma al tempo stesso domata, una voce leggera ma determinata.
I pensieri sparsi e apparentemente sconnessi sono resi con una forma teatrale, forse più adatta alla rappresentazione sul palco che alla lettura, ma quest’ultima rimane comunque piacevole anche grazie alle poche pagine.
Dopo questo libro viene voglia di sapere di più di Frida e Diego, ma anche del Messico e della storia dei primi anni del Novecento. Sicuramente un ottimo spunto da cui partire.

citazioni

La morte può essere crudele, ingiusta, traditrice… Ma solo la vita riesce ad essere oscena, indegna, umiliante.

Non esiste più il tempo, non esiste nient’altro. Ormai, c’è solo questa realtà. Quello che è stato, sarà per sempre.

Perché noi siamo tutti figli della morte, la vita si nutre di morte e l’assenza ci accompagna ogni giorno e ogni notte.

I cambiamenti ci sconcertano, ci terrorizzano, perché noi cerchiamo la calma, la pace, perché noi anticipiamo la morte morendo ogni istante della nostra vita. 

dettagli

 

Titolo: ¡Viva la vida!
Autore:  Pino Cacucci
Editore: Feltrinelli
Formato: Ebook
Pagine: 77
Genere: biografia

The hate U give

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trama

Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato. Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C’è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang, e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l’episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C’è una cosa che tutti vogliono sapere: cos’è successo davvero quella notte? Ma l’unica che possa dare una risposta è Starr. Quello che dirà – o non dirà – può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua vita stessa.

voto3

Che sia stato il fenomeno editoriale dell’ultimo periodo non è affatto difficile da credere.
Starr è una ragazza di colore che vive nel ghetto e che una sera vede il suo migliore amico morire sotto ai suoi occhi. Tocca a lei mantenere vivo il suo ricordo, la sua buona reputazione e portare alla luce ciò che è successo davvero.
Ho trovato questo libro molto interessante e, seppur non riuscissi pienamente ad immedesimarmi in Starr, la mia coscienza di persona è turbata ugualmente.
In alcuni punti ho pensato che Starr stesse esagerando, ma forse perché io non mi rendo conto di come il razzismo sia vissuto da quelle minoranze che lo subiscono. E forse non sono riuscita ad entrare fino in fondo nel libro anche perché io non sono razzista verso il diverso da me.
Lo stile è molto interessante, spigliato e rapido nei punti giusti, ma anche riflessivo. Le voci dei personaggi sono sempre equilibrate, molto verosimili e scorrevoli. Mentre leggevo mi trovavo a dimenticare di star leggendo un libro per ragazzi.
Affronta il tema del razzismo e dei soprusi da parte della polizia, tema molto caldo soprattutto in America, in modo molto semplice ma impattante.
Certo, noi non siamo ancora a questi livelli, ma la descrizione delle scene più irruente è abbastanza potente da sentire quanto tutto ciò sia sbagliato, quanto manchi il rispetto per le persone, di qualsiasi razza e colore.
Ci sono stati dei momenti in cui mi rendevo conto di atteggiamenti che anche io ho, da bianca, di cui fino ad ora non ero consapevole.
Credo che sia un libro da leggere, a qualsiasi età: non si è mai troppo piccoli o troppo grandi per imparare il rispetto.

dettagli

Titolo: The hate U give
Sottotitolo: Il coraggio della verità
Autore: Angie Thomas
Editore: Giunti
Formato: Ebook
Pagine: 416
Genere: Young Adult

Mad: nessun limite #1

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trama

Alvina Knightly non è una donna come le altre. È nata col cuore a destra, nel posto sbagliato. È per questo che tutto, nella sua vita, è andato storto? Forse. Ma ora il destino le ha offerto l’occasione di prendere il posto della sua gemella, Elizabeth. La sorella che ha il cuore al posto giusto. Che è sposata con un uomo affascinante e ha un bellissimo bambino. Che è buona, ricca, altruista. Perfetta.
Ma prendere il suo posto significa entrare completamente nella sua vita. Significa che Elizabeth non ci deve essere più… Significa che deve morire.
Per vivere l’esistenza che ha sempre desiderato, per vendicarsi di tutto il male che ha subito, Alvina è disposta a uccidere. Ma sbarazzarsi della sorella è soltanto il primo passo. Il secondo è mantenere il segreto. Ed è molto, molto più difficile…

Questa recensione è in collaborazione con il blog della mia amica Roberta, Libreria grandi speranze. Se vi va di leggere anche la sua opinione, la trovate qui!

voto1

Pessimo. Un libro costruito male, gestito male, scritto male.
Partiamo dalla trama: viene accennato al fatto che le due sorelle hanno gli organi speculari, ma la questione finisce lì. Non viene fatto alcun cenno alla questione, mi chiedo quindi quale sia il motivo di tale specificazione.
Non mi è piaciuto il personaggio di Alvina, così sopra le righe da risultare psicopatica e (soprattutto) antipatica. Del tutto irreale, non provo un briciolo di empatia con lei. Non la trovo né divertente né intelligente, anzi direi il contrario. Non è una ragazza dei giorni nostri, nonostante si sia cercato di renderla vicina alle emozioni delle ragazze comuni. Forse all’inizio si è calcata un po’ troppo la mano sulla totale apatia che in altri libri è stata affrontata come colonna portante, mentre qui di nuovo è fine a sé stessa e mi chiedo quindi perché renderla così estremizzata. Non mi è piaciuto il suo vittimismo iniziale, che diventa poi semplice approfittare di una situazione nemmeno troppo bella. Alvina è semplicemente psicopatica e, come tale, non può essere amata da un pubblico giovane (che esempio stiamo dando?) e intelligente (perché è veramente un insulto). Ed il suo continuo incolpare la sorella o la madre non fa che renderla ancora più noiosa.
Poi, ok che è una serie e forse alcune cose saranno chiarite negli altri volumi, ma tutta questa velocità nell’uccidere personaggi che potevano servire anche solo a scopo di trama l’ho trovata un’idea pessima. La narrazione ha ritmi troppo serrati, non spiega i processi in modo adeguato, mandando il lettore in confusione. Forse l’idea della narrazione in prima persona poteva essere sfruttata meglio. E non vedo come sia possibile che nessuno si renda conto che le sorelle sono diverse, se non per particolari idioti. Per non parlare della figura del figlio, così marginale che sembra veramente un inutile riempitivo, per scrivere qualche pagina in più.
E non mi sono piaciuti i luoghi comuni sull’Italia e in particolare la Sicilia. Se vuoi affrontare un tema importante quale Cosa Nostra, non puoi relegare il tutto in due righe (cercate su Google, tra l’altro). Per non parlare delle boutique firmate e ville sfarzose e tutta quella serie di stereotipi che puoi trovare in un qualsiasi film americano ambientato in Italia. Non so se è così che ci vede il mondo, ma se tu scrittrice vuoi essere credibile, cerca almeno di parlare di cose che sai. Non è accettabile denigrare così alcuni temi importanti. Ed è ancora meno accettabile se tu scrittrice hai origini italiane.
Non mi ha convinta per niente. Ed oltre ad essere troppo troppo troppo sopra le righe, non ha un briciolo di verosimiglianza. Peccato, perché poteva essere uno YA un po’ diverso dal solito. Invece è stato un grande fiasco e non credo che proseguirò la trilogia.

dettagli

Titolo: Mad: nessun limite
Serie: Mad, bad and dangerous to know trilogy
Autore:  Chloé Esposito
Editore: Tre60
Formato: Ebook
Pagine: 368
Genere: young adult / mistero

Atti osceni in luogo privato

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trama

Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna.
Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.

voto3

Libro italiano che fa l’occhiolino alla Francia, non solo per l’ambientazione (almeno parziale) e per i termini francesi (mai stucchevoli), ma anche per lo stile un po’ ricercato ed elegante. Forse è un po’ troppo vorrei ma non posso per l’ambientazione parigina, mentre quella milanese l’ho trovata viva, solitaria e in costruzione, proprio come mi immagino sia ancora oggi la vita a Milano.
Romanzo di formazione che ci racconta la vita di Libero, ometto di mondo che, alla fine, è un po’ ognuno di noi. Lo seguiamo dall’adolescenza fino all’età adulta in un susseguirsi di riflessioni e fughe da se stesso, con il suo modo di superare delusioni, mancanze e attitudini. Entriamo con Libero in un universo parallelo, più profondo: quello interiore, dove tutto è nascosto e solo nostro. E lo vediamo nel momento in cui Libero racconta a noi lettori i suoi pensieri, ma non affronta di petto i problemi e le persone. Lo vediamo ancora di più nei confronti del padre, con cui ha un rapporto caratterizzato da un amore inaspettato che si scopre poco a poco.
Non mi ha invece pienamente convinto la caratterizzazione dei personaggi di contorno, in particolare di Marie. È uno dei personaggi che più ha influenzato la vita di Libero e mi è dispiaciuta vederla sempre marginale, di contorno, chissà poi perché.
E non mi ha convinto troppo nemmeno questa scelta di un continuo richiamo a figure erotiche sempre perfette e mai avvolgenti e comuni. Hanno sempre corpi perfetti, seni tondi e alti. Forse c’è stato un po’ troppo voyeurismo rispetto al necessario, rispetto a come si evolve la storia e rispetto alla caratterizzazione stessa di Libero. Forse questo è l’aspetto più osceno del romanzo, che alla fine così osceno non è.
Forse la scelta del narratore onniscente e postumo non rende così veritiero il romanzo, andando a sottrarre i drammi e gli uragani che si riversano nella vita di ognuno di noi, rendendoli più calcolati, ragionati, processati. Manca il fattore cataclisma, che invece è molto presente nella vita di chiunque, soprattutto nel periodo adolescenziale. Da universitaria in piena crisi per quanto riguarda il suo futuro, speravo di trovare in Libero un po’ più di quell’impasse che si risolve in altri ambienti e non solo con tacche nuove segnate su un bancone di un bar. L’ho trovato un memoir un po’ troppo ragionato, a tratti troppo controllato.
Per me è stato il primo approccio con Missiroli e devo dire che il suo stile raffinato, ma allo stesso tempo diretto e scevro di particolari abbellimenti ha reso la lettura molto piacevole. Il linguaggio a mio avviso è ricercato ma non troppo, quasi classicheggiante, più ritmato di un saggio ma sempre molto discreto.
L’introduzione di termini francesi non è mai opprimente, l’ho trovato un escamotage discreto per dare l’idea di un salotto borghese francese degli anni ’70, ma non particolarmente necessario.
Le citazioni le ho trovate un po’ troppo intellettuali, ma qualche spunto interessante comunque lo dà, soprattutto perché parla di un’altra generazione rispetto alla mia, e questo potrebbe aiutare a comprenderla meglio. Probabilmente con questo autore non mi fermerò qui.

dettagli

Titolo: Atti osceni in luogo privato
Autore:  Marco Missiroli
Editore: Feltrinelli
Formato: Ebook
Pagine: 256
Genere: memoir