Margherita e mezzaluna.

Mi tolgo le scarpe e cammino su quell’erba così verde da far quasi male agli occhi. Sento l’umido di quella distesa di prato sotto i piedi, le voci squillanti dei bambini poco lontano, vicino agli scivoli. Osservo le margherite crescere disordinate, a mazzi. Mi avvicino, ne stacco una. M’ama o non m’ama? Mi affido, ancora una volta, a qualcosa di più grande. A qualcosa che non posso controllare. Ma la risposta di quella piccola margherita mi importa davvero? Probabilmente no. So che devo dimenticarlo. Chiudo gli occhi, rivivo ogni momento passato insieme. La distanza è una stronza, mi dicevi. Ed io ci credevo, perché era rassicurante essere tra le tue braccia. In quei momenti non contava più nulla, non c’era più l’odio del trasferimento. Non c’era più nulla, a parte noi. Sullo stesso prato. Sotto lo stesso albero.
Chissà se ancora ti ricordi quelle sere di metà agosto, afose e luminose. Quelle sere in cui venivano qui. C’era una mezzaluna, fatta a scaletta. Era gialla. Io ci salivo sempre, ricordi? Mi arrampicavo, fino a raggiungere la parte piatta di quella mezzaluna. Stringevo forte la presa, poi mi lasciavo cadere. Rimanevo lì a penzolare, troppo cresciuta per quei giochi, troppo insicura per lasciarmi cadere fino a terra. Poi arrivavi tu, mi abbracciavi piano. Le tue braccia forti intorno alla vita, le mie mani scivolose che si aprivano, e toccavo di nuovo terra. Mi sorridevi tranquillo, mi porgevi la mano. La afferravo ed iniziavamo a correre.
Adesso sono seduta sulla panchina scomoda, con la vernice verde coperta di scritte di amori passati o ancora in corso, chi lo sa. Chissà se la nostra, di scritta, è stata cancellata dal tempo come tutto il resto. La mezzaluna è ancora lì, i bambini ci salgono sopra senza paura. Ridono, lasciandosi cadere. Atterrano sulle ginocchia, i più fortunati atterrano in piedi. Scappano veloci verso lo scivolo: non hanno tempo da perdere, loro. Da lontano le mamme iniziano a chiamarli, è tempo di tornare a casa.
Mi alzo dalla panchina, lascio cadere la margherita a cui è rimasto l’ultimo petalo. Non lo stacco, ormai non ha più importanza, è fuori tempo massimo. Lo lascio lì, solitario, in mezzo a quel prato verde.
Era il m’ama che aspettavo da mesi.

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