Intenso come un ricordo | Review

10919343_1391836337786942_1388820122_ndettagliTitolo: Intenso come un ricordo
Titolo originale: The Storyteller
Autore: Jodi Picoult
Data pubblicazione: giugno 2014
Editore: Corbaccio
Pagine: 500
Formato: Cartaceo

trama

Sage Singer fa la fornaia ed è una ragazza solitaria, finché non stringe amicizia con un vecchio signore, Josef Weber. Insegnante in pensione, di origine tedesca, Weber è benvoluto da tutti nella piccolo comunità in cui vive. Ma un giorno, contando sul rapporto di stima e affetto che li lega, Weber chiede a Sage un favore molto particolare: vuole che Sage lo uccida. Scioccata, confusa, la ragazza si rifiuta ma non può rifiutarsi di ascoltare la confessione dell’anziano amico. Weber è stato nelle SS ed era fra le guardie di Auschwitz. E la nonna di Sage è una sopravvissuta ai campi di sterminio. Come si può reagire quando si capisce che la persona che hai di fronte incarna il male assoluto? E’ possibile cancellare un passato criminoso con un comportamento irreprensibile? Si ha il diritto di offrire perdono anche se non si è la vittima diretta di un’ingiustizia? E qualora Sage accogliesse la richiesta di Weber, si tratterebbe di vendetta o di giustizia?

voto

★ ★ ★ ★ ★ 

recensione

Ancora una volta rimango imprigionata tra quelle vivide immagini che solo la Picoult riesce ad evocare nella mia mente.
Ironico notare che io abbia finito il libro proprio oggi, il giorno della memoria: l’intera vicenda ruota intorno al tema dell’Olocausto.
E’ difficile giudicare questo grande genocidio, difficile parlarne, difficile scriverci un libro; si rischia sempre di cadere nel banale, di ripetere sempre le stesse cose, di esporsi troppo. Eppure Jodi, ancora una volta, riesce ad arrivare nel profondo del mio essere e costringermi a riflettere su tutto, con una maestria invidiabile. Il tema, così assolutamente pesante, prende forma tra quelle pagine come un brutto sogno da cui non riesci a svegliarti. Leggevo completamente assorta, senza riuscire a staccarmi dal volume. Ed ogni volta mi trovavo a guardare fuori dalla finestra, a controllare di non essere in guerra anche io. Mi sentivo lontana dalla realtà e vicina a Minka in un modo che mai avrei immaginato.
Se c’è una cosa che odio nei libri, è il continuo cambio di punto di vista. Eppure, in questo romanzo, la scelta non mi ha per nulla infastidita, anzi. Ho adorato il modo in cui l’autrice è riuscita ad esporre le due facce della stessa medaglia, i due diversi punti di vista: della vittima e del carnefice. Mi ha lasciata senza fiato, mi ha fatto venire la pelle d’oca, mi ha sorpresa con la consapevolezza finale. Mi è piaciuto il modo in cui passato e presente si mescolavano, diventando quasi una cosa unica.
Ancora una volta, la Picoult non mi ha delusa. E, ancora una volta, si merita cinque stelle. Assolutamente consigliato, è uno di quei libri che ti lasciano dentro un qualcosa di strano, una voglia di sapere che non ha eguali. Un piccolo turbamento che, forse, risulta essere necessario.

citazioni

Quando si ripete la stessa azione di continuo, alla fine sembra giusta. Alla fine non si prova nemmeno senso di colpa.

Non è forse per questo che si leggono i romanzi? Per ricordare a noi stessi che, per quanto soffriamo, non siamo gli unici?

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