Tag letterario #2

Buongiorno a tutti e bentornati! Come forse avrete capito, sono una patita di test. Quindi questa volta vi propongo un nuovo tag letterario che, se non sbaglio, dovrebbe chiamarsi “malattie letterarie” e consiste appunto nell’associare ad una malattia un libro. Senza perderci in ulteriori preamboli, iniziamo subito!

  1. Diabete – Un libro troppo, troppo dolce
    Il nostro infinito momento – Lauren Myracle.
    Libro veloce e poco impegnativo, anche se a tratti leggermente arzigogolato. Alcuni passaggi potevano essere resi meglio, e alcune cose lasciate in sospeso potevano essere spiegate. Finale un po’ così, tirato via tanto per scrivere qualcosa. Però è un libro senza troppe pretese ed è ottimo per non pensare a troppe cose, lasciandosi trasportare nella storia d’amore adolescenziale che tutti hanno bisogno di rivivere ogni tanto.
  2. Varicella – Un libro che hai letto una volta e non rileggeresti mai più
    Non lasciarmi – Kazuo Ishiguro.
    Non mi è affatto piaciuto, non ci ho trovato né la delicata dolcezza che mi aspettavo né la tristezza malinconica, ho trovato piuttosto un piattume senza eguali.
    La lettura non è affatto scorrevole, risulta molto arzigogolata e piena di flashback assolutamente casuali, inoltre non c’è il minimo coinvolgimento emotivo da parte dei personaggi. La storia è avvolta da una coltre di nebbia piuttosto fitta, che non si riesce a squarciare minimamente, lasciando in sospeso molti punti con quella tecnica del sottinteso che non mi soddisfa per nulla. I personaggi, poi: per nulla caratterizzati, sono solamente delle pedine che non si fanno amare, si prova piuttosto apatia nei loro confronti. Eccetto Ruth, lei sì che si fa odiare. E’ la classica ragazzina arrogante e spocchiosa che non vorrei mai come amica. Tommy invece, in fin dei conti, è l’amico che tutte le ragazze vorrebbero. Delusa da questo libro, che probabilmente non ho capito.
  3. Influenza – Un libro che si diffonde come un virus
    Tre volte all’alba – Alessandro Baricco.
    In realtà cito questo, ma intendo tutti i libri di Baricco, che non so cosa ci si trovi, ma dettagli. Ormai si sa, io e Baricco non abbiamo quell’affinità elettiva necessaria. E si sa, io parto prevenuta nei suoi confronti. Tuttavia, in questo breve romanzo, devo riconoscergli una certa bravura. Bravura data dalla buona idea di partenza, data dai salti temporali che questa volta non disturbano; bravura nell’allacciare le tre storie tra loro, senza però dirlo in modo chiaro, solamente accennando. Mi è piaciuta l’organizzazione delle storie e mi è piaciuto il continuo botta e risposta dei personaggi. Personaggi che, nonostante la frenetica velocità delle vicende, sono facilmente interpretabili e si riesce ad ottenere una buona empatia con essi. Non mi è piaciuto, però, il modo rapido e indolore in cui le storie finiscono. Lasciandoti l’amaro in bocca. Quel senso di disillusione e insoddisfazione, nel momento in cui la storia sembra prendere il volo e invece è semplicemente finita. La descrizione, in questo piccolo romanzo, mi è piaciuta. Dà quell’idea di veloci fotogrammi in sequenza che non permette di annoiarsi né di distrarsi. Soprattutto in questo racconto non ho trovato la ricerca estenuante delle frasi ad effetto che tanto mi hanno infastidita negli altri suoi romanzi, ed ha ragione la prefazione: è una vicenda verosimile ma impossibile. Forse avrei dovuto leggere per primo questo romanzo, che tutto sommato per ora è il migliore di Baricco, almeno per quel che mi riguarda.
  4. Malattia ricorrente – Un libro che rileggi spesso o ogni anno
    Io sono di legno – Giulia Carcasi.
    Ho riletto questo libro a distanza di anni. Primo ed unico caso di rilettura, ma era doverosa. Inutile dire che, anche questa volta, il continuo cambio di punto di vista mi ha infastidita. Io i libri così, proprio non li capisco. Eppure, da un romanzo epistolare cosa ci si può aspettare? Le due storie sono unite da un leggero filo conduttore, ma è veramente minimo. Il diario della figlia fa solo da spunto per quello della madre. E il problema di comunicazione, allora? Forse non l’avrei reso così. Forse avrei seguito un unico filone narrativo, senza sovraccaricare il lettore di informazioni e sproloqui che a volte ho trovato essere noiosi e da saltare a pie’ pari. Ma ehi, la scrittrice non sono io. Quindi sì, è una storia scritta abbastanza bene, con un eccesso di frasi ad effetto che ne amplificano il successo. Lo stile narrativo l’ho trovato adatto ad una ragazza che scrive il proprio diario personale, fortunatamente, anche se a volte alcune frasi le ho trovate forzate. E’ questo il motivo per cui, in questa rilettura, il libro perde una stellina. Rimane comunque un libro consigliato, piacevole e veloce, con cui sorridere ed andare a letto. La Carcasi mi piace, anche se affronta i problemi molto molto alla lontana.
  5. Insonnia – Un libro che ti ha tenuto sveglio
    Nell’angolo più buio – Elizabeth Haynes.
    Un thriller degno di essere chiamato tale. Era da un po’ che non mi approcciavo al genere per motivi che nemmeno so. Ma questo mi è piaciuto davvero molto. Angosciante dalla prima pagina del prologo, fino all’ultima parola dell’ultima pagina. Mi ha turbata, forse, un pochino. Ho deciso di leggerlo perchè era un argomento che mi interessava davvero molto, e mi posso ritenere molto soddisfatta. A volte l’ho trovato un po’ duro, con quelle immagini che arrivavano prepotenti nella mia mente, ma cazzo se mi è piaciuto. E’ uno di quei libri che ti segna, e a me ha cambiato. Mi è piaciuto molto il modo di scrivere, oltre che la tecnica narrativa, in quel crescendo di ansia e consapevolezza. Mi è piaciuto il modo in cui il mosaico, tassello dopo tassello, si ricomponeva scorrendo le pagine. Mi ha turbato, angosciato, spaventato. Mi ha fatta ridere, sorridere, preoccupare.
  6. Amnesia – Un libro che hai letto, ma di cui hai dimenticato tutto o quasi
    Fai bei sogni – Massimo Gramellini.
    Spinta dall’ottima recensione di parenti e amici, mi sono avventurata nella lettura di questo romanzo, seppur con molto scetticismo. Avevo già letto il precedente libro, che mi aveva lasciata molto titubante. Ma questo, probabilmente, è stato anche peggio. L’ho trovato noioso e ridondante, oltre che assolutamente stressante.
    Non mi piace molto il modo di scrivere di Gramellini, rapido e telegrafico, tipico dei giornalisti, ma non posso fargliene una colpa. La cosa invece che più mi ha infastidito è stata la ripetizione, presente anche nel precedente libro, della sua frase a effetto (i se sono la patente dei falliti, nella vita si diventa grandi nonostante). Quasi come se, trovato il suo cavallo di battaglia, avesse bisogno di sfoderarlo ogni volta che gli si presenta la possibilità. Quasi come se fosse doveroso ricordare al mondo il suo motto. Mi ricordo poco e niente di questo libro, che decisamente non rientra nella mia lista dei libri preferiti, piuttosto finisce dritto negli acquisti sbagliati.
  7. Asma – Un libro che ti ha tolto il fiato
    Diciannove minuti – Jodi Picoult.
    E’ il secondo libro che leggo della Picoult, ma ancora una volta mi sento soddisfatta. Nuovamente in grado di prendere le distanze dalla storia, senza mai perdere di vista le emozioni che vuole trasmettere. Sono talmente limpide, che quasi fanno mancare il fiato. Proprio come se fosse impossibile non pensare a Peter o a Josie come presone reali. La storia mi è piaciuta, nonostante non ami particolarmente lo schema del cambiamento di punti di vista dei personaggi. Ma forse, proprio grazie a questa formula, grazie a questo immenso mosaico che prende forma sotto i nostri occhi, l’attenzione non viene mai a scemare. E’ incredibile rendersi conto come le nostre azioni incidano, seppur indirettamente, su tutte le persone che ci stanno accanto. E non solo i più prossimi, come parenti e amici,ma l’intera totalità della società, come la Picoult ha messo in evidenza in questo romanzo. Sono soddisfatta del modo in cui ha presentato i personaggi, approfondendo gli aspetti psicologici, creando una immagine ben precisa, ma senza imporla. Non ho trovato particolarmente scorrevole l’ampio sbalzo temporale che ogni tanto viene introdotto, ma alla fine non l’ho completamente detestato. 
  8. Malnutrizione – Un libro povero di contenuti
    Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti? – Antonio Dikele Distefano.
    Mh. Questo libro ho fatto fatica a seguirlo. Sembra più che altro un archivio del ragazzo su varie tematiche, il cui posto centrale occupa la storia del ragazzo di colore che viene tenuto lontano dalla ragazza bianca a causa dei pregiudizi della famiglia. Non so, non mi ha convinta. Non mi piace questo saltare di palo in frasca, si vede che è il suo primo libro. Certo, il messaggio racchiuso in queste poche pagine è molto importante, ma è un po’ troppo puntato sul ragazzo romanticone che nella realtà non si trova.
  9. Mal di mare – un libro che ti ha portato in un altro mondo
    Il cammino di Santiago – Paulo Coelho.
    Una sola parola vaga per la mia mente: un gigantesco boh. Questo libro mi ha destabilizzato. Partendo dal presupposto che io non sono particolarmente vicina al mondo della fede et similia, ho trovato questo libro eccessivamente mistico e troppo poco edificante spiritualmente. Non sono riuscita a cogliere la sottile linea di demarcazione tra realtà e fantasia. E ci ho provato, poichè mi sembra decisamente troppo fantasioso in alcuni punti, specie quando si parla della lotta con i demoni. In senso metaforico, forse, potrei accettarlo. Probabilmente sono troppo ancorata al mondo concreto, o magari sono solo troppo immatura per questo libro, ma l’unico giudizio che mi sovviene per questo resoconto è: boh. Tuttavia, mi è piaciuto l’impianto stilistico, soprattutto la descrizione dei vari rituali in un a parte che si legge al momento giusto della narrazione, senza interrompere il flusso del racconto. Ma questo non è bastato a convincermi appieno, nonostante qualche bella frase piena di significato.
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