#Campovolo2015: io c’ero!

          

OMMIODDIO. Sono passate circa 8 ore da quando sono tornata a casa. Otto ore fa ero là, in mezzo a tutta quella gente. 150.000 persone. Tutte lì per lo stesso motivo.
Venerdì è stato tutto magnifico: l’arrivo a Campovolo, il palco ancora vuoto e distante; il tendone del Ligastory, con le locandine di tutti i concerti passati e quello di questi 25 anni. Il Ligapoint con la fascetta di campovolo, con il magnete da attaccare sul frigo, con il portachiavi da tenere come una reliquia. E il maxischermo su cui proiettano Radiofreccia, e il treno su cui scattare foto. E la ruota panoramica che di sera è uno spettacolo.

Ma sabato è stato il mio giorno dei giorni. Nonostante le lunghe attese, il caldo soffocante, la marea di gente che ti sta addosso, Campovolo 2015 rimane il migliore dei venti concerti a cui ho partecipato.
Siamo entrati alle otto del mattino, seduti sugli asciugamani sulla pista di atterraggio, con il sole a picco che mi sono abbronzata più ieri che in tutta l’estate. E il cappellino azzurro Rizla, e il ventaglio, e le bottigliette brandizzate Ligabue, e il bagno irraggiungibile, e la gente che ti cammina addosso, e le chiacchiere con le persone vicine che vengono un po’ da tutta Italia ma siamo come un’unica famiglia a condividere le stesse emozioni, e il ripasso generale delle canzoni. E poi alle 19 la diretta su RTL e manca appena un’ora e mezza, e siamo talmente tanti che non si respira, che non si vede la fine di questo mare di gente.
E poi eccolo. Che sembra un ragazzino, che sorride e canta, e ci mette tutta l’anima, e mi regala delle emozioni amplificate. E si fa 4 ore di concerto, una cosa senza precedenti.
E allora suona tutto il primo album, e su “Marlon Brando è sempre lui” (vedi in fondo siamo sempre qui e non è obbligatorio essere eroi) mi carico a molla, e iniziamo a saltare ed agitare le mani tutti insieme. E le canzoni finiscono sempre troppo presto, che non ti senti mai sazio.
E allora suona tutto il secondo album, e su “hai un momento, Dio?” (Perché ci dovrà essere un motivo, no?Perché forse la vita la capisce chi è più pratico) urlo più forte che posso, con tutta la rabbia repressa sfogata in quel momento di pura follia, urlata al cielo stellato che sta muto.
E poi parte la scaletta a sorpresa, e le canzoni sono una meglio dell’altra. E quando parte “a modo tuo” (camminerai e cadrai, ti alzerai, sempre a modo tuo) siamo tutti a consolarci insieme, a piangere e sentirci degli stupidi, a scambiarci i fazzoletti. Perchè quando parte “sono qui per l’amore” (con tutto il sangue andato a male e poi di colpo questo andarsi bene) è la fine, così dolce e malinconica che l’unica cosa da fare è stringere forte chi hai vicino, condividere quelle emozioni che ti fanno scoppiare il cuore, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare. E poi rompiamo “il muro del suono”, e poi ci prendiamo un attimino male quando Liga fa il suo momento ringraziamenti, con le bottiglione di spumante per festeggiare i 25 anni insieme sparate sul pubblico.

Ricordo che prima di fare il cantante pensavo che 25 anni nella musica fossero un’infinità. Ad esempio: i Beatles hanno fatto i Beatles per 10 anni. Vivendoli però mi sono veramente volati, credo che sia stato per l’intensità con cui li ho vissuti e quindi un’intensità difficile da raccontare. Ovviamente non è stato tutto rose e fiori. Quando ho avuto i momenti più duri… credetemi ce ne sono stati più di quanti voi non pensiate…. io ho sempre potuto sapere una cosa: che potevo contare su di voi e questa è stata una costante di questi 25 anni.
È per questo motivo che se la Pennetta, dopo aver vinto i Master decide di ritrarsi, io dopo il mio Campovolo non decido di ritirarmi perchè (e ci tengo che lo sappiate) se io posso contare su di voi, fino a quel momento voi potete contare su di me

      

E quando poi finisce il concerto con “il giorno di dolore che uno ha” (quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che, che nessuno te lo spiega perché sia successo a te) allora lì basta, non ce n’è per nessuno. E tutto mi travolge, e sento un po’ di malinconia, e non mi interessa se piango per la commozione o per il dolore che sento, ma l’unico pensiero fisso sei tu. E allora ha ragione Luciano quando dice che la vita è dura e tutti dobbiamo sopportare una buona dose di dolore, e non è per niente facile. Ha talmente ragione che in questo concerto mi ha letto dentro dalla prima all’ultima nota.
E poi tutto si conclude con i fuochi che illuminano dai quattro angoli, ed è talmente bello essere lì, che le emozioni sono talmente forti che non si possono spiegare, perché sarebbe come sminuirli. Però fidatevi se vi dico che questo concerto resterà per sempre tra i ricordi migliori della mia vita.

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2 pensieri su “#Campovolo2015: io c’ero!

  1. Ciao!
    Prima di tutto complimenti per il blog e per l’articolo!
    Anch’io, come te, condivido la passione per Ligabue. Purtroppo non sono potuto essere presente a Campovolo l’anno scorso. Spero che mi capiti davvero un’ultima possibilità. Comunque, seguendo questa mia passione, ho deciso di aprire un blog dove l’intento è creare una sorta di Bar Mario aperto a tutti. Mi spiego: è un blog dedicato a noi fan, non so se hai letto Generazione Liga, comunque l’idea è più o meno quella. Ho cominciato ora con questo “progetto” e sto cercando persone come te che abbiano voglia di dire qualcosa. Se ti interessasse ti lascio il link del mio blog che la pagina delle informazioni dettagliate. Spero di sentirti presto! 😉
    https://caroilmioliga.wordpress.com/contattaci/

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