Soffocare | Review


Titolo
: Soffocaredettagli
Titolo originale: Choke
Autore: Chuck Palahniuk
Data pubblicazione: Gennaio 2003
Editore: Mondadori
Pagine: 279
Formato: Cartaceo

 

trama

Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e, nel bel mezzo della serata, finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso. Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, e altrettanto immancabilmente diventa una sorta di padre adottivo del protagonista e in occasione dell’anniversario dell’incidente gli invia dei soldi. Dopo anni di questa attività il nostro eroe si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla ma che gli sono grate per aver dato un senso alle loro vite.

voto

★ ★ ☆ ☆ 

recensione

Inutile non è la parola esatta, ma la prima che mi viene in mente.
Boh. Ritenta, sarai più fortunato? Anche questa volta mi sono lasciata influenzare dai pareri positivi di amici e conoscenti. Dovrei aver ormai imparato che quello che piace agli altri a me non piace mai. Eppure ho provato a dare una possibilità anche a Palahniuk, ma ancora una volta sono rimasta profondamente delusa dal libro. Certo, Chuck ha giocato sicuro utilizzando molte frasette ad effetto che fanno impazzire la maggior parte delle persone, ma la storia? E’ completamente inesistente, oltre che priva di logica ed anche di voglia di seguirla, a dirla tutta. Non l’ho trovata per nulla coinvolgente, appassionante o qualsiasi altro aggettivo con valore positivo. La classificherei piuttosto come insipida, noiosa e anche un po’ scialba. Non lo consiglierei affatto. Avrei dovuto ascoltare l’avvertimento all’inizio, e non leggerlo. E non lo dico per il linguaggio un po’ troppo forte ed assolutamente trash, no, è proprio che Palahniuk proprio non ha capito come scrivere un libro secondo me. E pensare che è ritenuto il suo libro migliore.

citazioni

Finchè non trovi qualcosa per cui lottare, ti accontenti di qualcosa contro cui lottare.

E’ buffo come, quando qualcuno ti salva, la prima cosa che ti viene voglia di fare è salvare qualcuno a tua volta. Salvare gli altri. Tutti quanti.

A fingersi deboli acquisisci potere. E al tempo stesso fai sentire le persone più forti. Lascianti salvare, tu salvi loro.

Esiste il contrario di deja-vu. Lo chiamano jamais-vu. E’ quando incontri le stesse persone o visiti gli stessi posti in continuazione, ma ogni volta è come fosse la prima. Tutti sono sconosciuti, sempre. Niente risulta mai familiare.

E’ patetico come non siamo capaci di convivere con ciò che non comprendiamo. Come ci limitiamo a negare l’esistenza di ciò che non sappiamo spiegare.

Quando scopri quali e quante sono le cose che possono andar male, smetti di vivere e cominci ad aspettare.

L’irreale è più potente del reale. Perchè la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione.

E’ patetico come non siamo capaci di convivere con ciò che non comprendiamo. Come abbiamo bisogno di etichettare e spiegare e dissezionare tutto quanto. Persino le cose inspiegabili per definizione.

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