Io sono di legno | Review

Tdettagliitolo: Io sono di legno

Titolo originale: Io sono di legno
Autore: Giulia Carcasi
Data pubblicazione: gennaio 2007
Editore: Feltrinelli
Pagine: 140
Formato: Cartaceo

trama

È l’alba di una domenica qualunque.
Giulia aspetta, Mia non è ancora tornata dai suoi sabati senza freno. Sono madre e figlia divise da un precipizio di anni e segreti, apparentemente sicure delle proprie scelte: hanno applicato alle loro vite teoremi precisi e sembrano funzionare. Ma quando Giulia si ritrova a leggere il diario di Mia, l’ingranaggio si rompe. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna ai ricordi di una giovinezza ferita: il perbenismo della sorella, la fragilità di una madre che non voleva guerre, l’amicizia con una suora peruviana curiosa dell’amore e dei balli e che di Dio non parlava mai. Torna ai primi passi da medico, tra corsie e sale operatorie, al matrimonio con un primario, alla lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. Ma per madre e figlia l’incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.

voto

★ ★ ★ ★ ☆

recensione

Ho riletto questo libro a distanza di anni. Primo ed unico caso di rilettura, ma era doverosa. Inutile dire che, anche questa volta, il continuo cambio di punto di vista mi ha infastidita. Io i libri così, proprio non li capisco. Eppure, da un romanzo epistolare cosa ci si può aspettare? Le due storie sono unite da un leggero filo conduttore, ma è veramente minimo. Il diario della figlia fa solo da spunto per quello della madre. E il problema di comunicazione, allora? Forse non l’avrei reso così. Forse avrei seguito un unico filone narrativo, senza sovraccaricare il lettore di informazioni e sproloqui che a volte ho trovato essere noiosi e da saltare a pie’ pari. Ma ehi, la scrittrice non sono io. Quindi sì, è una storia scritta abbastanza bene, con un eccesso di frasi ad effetto che ne amplificano il successo. Lo stile narrativo l’ho trovato adatto ad una ragazza che scrive il proprio diario personale, fortunatamente, anche se a volte alcune frasi le ho trovate forzate. E’ questo il motivo per cui, in questa rilettura, il libro perde una stellina. Rimane comunque un libro consigliato, piacevole e veloce, con cui sorridere ed andare a letto. La Carcasi mi piace, anche se affronta i problemi molto molto alla lontana.

citazioni

E in un attimo accorgersi che “forever” è solo una parola e come tutte le parole dura poco.

Perchè il sangue quando è diverso, fa fatica a riconoscersi e, a volte, non si saluta.

Io non sono capace di perdonare, penso che quando cominci a perdonare è difficile smettere, è un vizio che rischia di farti passare per fesso.

Non credo ai principi e alle belle addormentate, al vissero per sempre felici e contenti, credo alle persone che si sopportano ogni giorno, a quelli che ogni tanto si dicono “ti odio” e maledicono il giorno in cui si sono incontrati.

A inseguire mille farfalle non se ne acchiappa una.

Il destino non fa cenni: alza la mano e dà la risposta, non suggerisce. Le risposte le hai solo quando lui ha finito, sta andando a letto. Il destino, te ne accorgi che c’è quando guardi indietro, mai quando guardi avanti.

Per sorridere bene bisogna essere allenati.

Il mare è logorroico, non ce la fa proprio a stare zitto. Tu sei lì che vuoi stare per i fatti tuoi, che vuoi farti un giro nei tuoi discorsi e lui insiste, ti bagna i piedi, si intromette, richiama attenzioni.

L’universo tende al disordine, le molecole si allontanano ogni giorno di più una dall’altra. Io penso che anche le persone funzionano così, ogni giorno si disperdono fino a non ritrovarsi.

Ogni persona fa finta: fa finta di fare la rivoluzione, fa finta di essere speciale, fa finta di innamorarsi, fa finta di essere immortale. Io mi sono stancata di fare finta.

Il cuore è piccolo, lo tieni in una mano, non c’è spazio per tante cose là dentro: al massimo, se si stringe, ci può stare una persona.

Non siamo noi a stabilire le nostre traiettorie, sono i ricordi che tracciano i confini.

Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.

Ce la prendiamo col destino che ci ha fatto nascere qui e non là, perché con qualcuno ce la dobbiamo prendere.

E’ questo il vantaggio di non seminare, non hai il problema delle aspettative.

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