Acquanera | Review

dettagli

Titolo: Acquanera
Titolo originale: Acquanera
Autore: Valentina D’urbano
Data pubblicazione: settembre 2013
Editore: Longanesi
Pagine: 300
Formato: Cartaceo

trama

È un mattino di pioggia gelida, che cade di traverso e taglia la faccia, quello in cui Fortuna torna a casa. Sono passati dieci anni dall’ultima volta, ma Roccachiara è rimasto uguale a un tempo: un paesino abbarbicato alle montagne e a precipizio su un lago, le cui acque sembrano inghiottire la luce del sole. Fortuna pensava di essere riuscita a scappare, di aver finalmente lasciato il passato alle spalle, spezzato i legami con ciò che resta della sua famiglia per rinascere a nuova vita, lontano. Ma nessun segreto può resistere all’erosione dell’acqua nera del lago. A richiamarla a Roccachiara è un ritrovamento, nel profondo del bosco, che potrebbe spiegare l’improvvisa scomparsa della sua migliore amica, Luce. O forse, a costringerla a quel ritorno è la forza invisibile che ha sempre unito la sua famiglia: tre generazioni di donne tenaci e coraggiose, ognuna a suo modo…

voto

★ ★ ★ ☆ 

recensione

Premettendo che a me la D’urbano piace, se avessi prestato un po’ più attenzione a questo libro forse non l’avrei letto. Mi sono lasciata convincere dalla garanzia del nome dell’autrice, ma questa volta non mi sento pienamente soddisfatta.
Lo stile c’è, e mi piace. Quello stile di muta rassegnazione, che molti non apprezzano, a me piace: sarà che sono un po’ così anche io. Ma in questo romanzo non c’era il solito stile della D’urbano. Non c’era la velata malinconia, la leggerezza frizzante; c’erano piuttosto la vergognosa esclusione e la macabra morte.
Non mi ha convinto perché questo tema del “paranormale” se così possiamo definirlo, di questi poteri ultraterreni, di queste creature non sono esattamente il mio genere. Per questo, credo, non l’avrei letto se lo avessi capito prima.
E non lo avrei letto nemmeno perché per i primi 20 (o trenta?) capitoli la storia non parte, non ingrana, chiede chiassosamente di essere lasciata lì da parte e sì, sono stata tentata molte volte di abbandonare il volume. Poi però la storia ingrana e, nonostante i sospesi che lascia lì, scorre abbastanza rapida. Monotona, certo, ma si fa leggere. Però poi c’è il finale: qualcosa di più prevedibile e scontato non poteva esistere.
Quindi mi è piaciuto questo libro? Meh. Ha scritto di meglio, ma sono fiduciosa: probabilmente era il tema affrontato che non mi piaceva ad aver condizionato l’intera lettura.

citazioni

Dimenticare è meglio che avere un brutto ricordo.

Ti avvelena la cattiveria della gente, mica la grappa. A quella si sopravvive.

Protetta dall’ombra, osservava la vita degli altri girarle intorno, passarle accanto senza mai sfiorarla.

Le persone che ti vogliono bene non le scegli tu. sono loro che scelgono te, e non puoi fargli cambiare idea, mai. Non ti dimenticheranno e non smetteranno mai di volerti bene. O di voler bene al tuo ricordo.

Nessuno vuole morire. Si cerca di restare vivi il più a lungo possibile. La speranza è una malattia più grave di qualsiasi dolore, ma ti manda avanti. E quando ami qualcuno, desideri con tutto il cuore che quella speranza non si spenga.

Sono pesanti le sue parole. Vanno giù come sassi, cadono a piombo, talmente pesanti che non puoi fartele scivolare addosso. Rimangono lì a stagnare, e sai che con gli anni si faranno cattive, marciranno. La verità ti rovescia sempre lo stomaco, ti tira fuori le interiora, te le spacca in due.

I fiori sono per i vivi, per ricordarsi che esistono ancora.

Quello che hai te lo trascini appresso, non è nelle persone e nemmeno nelle cose che ti ricordano delle persone. Quello che hai sta dentro di te.

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