Still Alice | Review

dettagli

Titolo: Still Alice
Titolo originale: Still Alice
Anno: 2014
Genere: drammatico
Durata: 99 minuti
Cast: Julianne Moore, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Alec Baldwin, Hunter Parrish
Regista: Richard Glatzer

trama

Alice Howland è una donna alla soglia dei cinquant’anni, orgogliosa degli obiettivi raggiunti. È un’affermata linguista, insegna alla Columbia University, ha una solida famiglia composta dal marito chimico e tre figli: Anna, Tom e Lydia. Ad un certo punto, nella vita di Alice, qualcosa comincia a cambiare, dapprima qualche dimenticanza ed in seguito veri e propri momenti di “vuoto” durante i quali non riconosce il posto in cui si trova. Questi eventi convincono Alice a ricorrere ad accertamenti medici e le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer di matrice genetica. Tutte le sue certezze crollano, diventando una donna fragile e indifesa, anche agli occhi della famiglia che l’ha sempre vista come un pilastro. Il film racconta come Alice affronti la malattia ed il progressivo ed inarrestabile decadimento cognitivo.

voto

4

 

recensione

Mi è piaciuta la delicatezza con cui tutto il film si svolge, la lentezza dei movimenti, lo svuotarsi degli sguardi di Alice con il lento avanzare dell’Alzheimer.

Finalmente sono riuscita a vedere questo film che avevo in lista da un po’. Ero molto attratta dal cast, devo ammetterlo, più che dalla trama: alla fine sapevo solo che si parlava di una malattia degenerativa.

Mi è piaciuto il modo in cui sono stati caratterizzati tutti i personaggi: il marito che sembra non voler accettarlo, ma poi non lascia mai sola la moglie; i figli che cercano di starle più vicino possibile. Soprattutto Lydia, che è l’unica che riesce ad instaurare un rapporto “vero” con la madre, così in antitesi rispetto a come inizia l’intero film.
Vediamo nelle prime scene un loro litigio, la disapprovazione della madre per il “vivere alla giornata” della figlia che non smette di rincorrere il sogno di recitare a scapito dell’università. Vediamo poi, andando avanti, come sia l’unica a continuare a prendersi cura di Alice anche da lontano. La scena finale, non a caso, è riservata a loro due. E’ l’unica che chiede cosa si prova davvero a vivere quella situazione, mentre gli altri fanno di tutto per evitare l’argomento e non farlo pesare. E’ l’unica dotata di una delicatezza tale che fa venire i brividi il loro dialogo finale.

Mi è piaciuto anche il susseguirsi temporale delle scene, rapido e incalzante ma quasi impercettibile. Non si sa perché siamo in una casa nuova, che scopriamo tramite gli occhi della stessa Alice: non sappiamo dov’è il bagno, ma sappiamo dov’è la spiaggia ed è proprio lì che sono appesi tutti i ricordi che fanno di noi quello che siamo. Non sappiamo come i mesi passano, e questo contribuisce a rendere più amplificato l’effetto della malattia: non abbiamo percezione del tempo che passa, non ricordiamo le cose con chiarezza e rimaniamo un po’ spaesati di fronte alle situazioni. Ad esemplificazione più chiara di ciò è la scena in cui Alice non trova più il cellulare e nella sequenza successiva il marito lo tirerà fuori dal frigo: lì siamo come Alice, convinta di averlo perso solo la sera prima, quando in realtà è passato un mese.

La decadenza è talmente lenta e impercettibile, resa in modo talmente efficace che ci ritroviamo esattamente nella mente della protagonista, vediamo tutto attraverso i suoi occhi, sentiamo tutto attraverso la sua sensibilità. Talmente tanto da arrivare al punto in cui rivedremo il video di “istruzioni” lasciato da una Alice ancora consapevole di sé e ci stupiremo di come era prima, di come è diventata adesso, con il lento progredire del morbo e il declino dei ricordi. Ci renderemo conto di quanto in realtà sia cambiata, diventando quasi un’ombra di sé stessa.

Il piccolo gioco di memoria potrebbe rendere paranoici gli ipocondriaci, ma credo sia voluto. Come credo sia voluto, e trovo molto azzeccato, il cambio minimo delle canzoni durante il film: sembra sempre la stessa canzone, ricorda qualcosa, eppure non si capisce cosa. Credo che sia questo il modo migliore per trasmettere al pubblico quello che prova la protagonista.

E credo anche che i premi siano più che meritati: cast fantastico e molto convincente, ma anche attenzione ai dettagli non da poco.

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