{Review} Lo strano viaggio di un oggetto smarrito

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dettagli

Titolo: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito
Titolo originale: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito
Autore: Salvatore Basile
Editore: Garzanti
Pagine: 250
Prezzo: € 16.40
Pubblicazione: maggio 2016
Formato: ebook

trama

Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto a casa dopo la scuola, ma quando apre la porta della sua casa nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po’ ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario, lo ripone nella valigia, ma promette di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza sulla banchina.
Sono passati vent’anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che vengono trovati ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano.
Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, incastrato tra due sedili, Michele ritrova il suo diario. Non sa come sia possibile, ma Michele sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui.
E c’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito.
Questa è la storia di un ragazzo che ha dimenticato cosa significa essere amati. È la storia di una ragazza che ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore. È la storia di due anime che riescono a colorarsi a vicenda per affrontare la vita senza arrendersi mai.

voto

4

recensione

Allora. Si dice che ogni libro ha qualcosa da regalarti, che i libri giusti sono quelli che ti entrano dentro e ti stravolgono. Che i libri preferiti sono quelli che senti tuoi. Ecco, questo libro parla di un ragazzino abbandonato dalla madre, cresciuto in solitudine e in un piccolo paesino, che non ha fiducia in nessuno se non nei suoi oggetti trovati sul treno. Niente di più lontano da me, insomma. Eppure questo libro è riuscito a farmi emozionare o, per dirlo in modo poetico, è riuscito a far vibrare le corde della mia anima. Non ve lo so spiegare come, eppure è riuscito ad abbattere i miei muri, a farmi emozionare e a mettermi davanti a prese di coscienza necessarie. Le parole usate per descrivere le emozioni, i momenti, erano esattamente nero su bianco i pensieri che avevo dentro la testa. E’ una cosa incredibile: sentirsi turbati e al tempo stesso meravigliati, senza sapere spiegare perché. Forse è questo saper scrivere bene?
Se non fossi così offuscata dalle emozioni che mi ha lasciato, dal modo in cui mi ha cambiata, probabilmente mi renderei conto che i personaggi e le situazioni sono un po’ forzati, al limite del surreale. Forse mi renderei conto che i colpi di scena improvvisi, e uno dopo l’altro, non riescono a scalfire in modo adeguato il tono del racconto che rimane comunque mediocre. Una scrittura che cerca di riportare il quotidiano, anche se alcune cose sono davvero un po’ troppo forzate. Però tutte queste considerazioni vengono offuscate dalle forti emozioni, e non riesco a sentirmi disturbata. Perché questo è un racconto che si legge col cuore e non con la testa. E quindi cinque stelle non gliele posso dare, perché obiettivamente non è così elevato…Però 4.5 se le merita, senza pensarci.

citazioni

Ha una ferita profonda che gli hanno inferto quando era bambino. Però è cresciuto lo stesso. E continua a crescere, anche se, crescendo crescendo, la ferita diventa sempre più profonda.

E la stanchezza cala improvvisa, in un solo colpo, come il sonno che ti porta via mentre stai leggendo.

Allora non è follia fidarsi, credere in un’altra persona, in una vita migliore, in qualcosa che non cambia anche se non dipende solo da te?

Quando uscirò da questo bar ti chiamerò per dirtelo, che sono rosso. E ti dirò che a volte spero che il mio colore, che tutti i colori che assumerò, da ora in poi, nel corso della mia vita, si possano intonare sempre ai tuoi, anche se questa speranza un po’ mi fa tremare, anche se non ho ancora la forza di affidarmi all’imprevisto e al sogno. Ma forse, col tuo aiuto, un giorno o l’altro ci potrò riuscire.

Intuì che si ha paura delle cose solo fin quando non le si osserva per conoscere e capirle. E allora, forse, a forza di osservare e capire la vita, anche lui ne avrebbe avuto meno paura.

Il viso è fatto di espressioni, di modi di guardare, di mille pieghe e muscoli che si muovono in continuazione. C’è la vita vissuta, sul viso di una persona. C’è la sua anima…e l’anima non la becchi con il tatto.

L’incontro con Serena l’aveva turbato facendogli capire, ancora una volta, quanto fosse difficile per lui rapportarsi con le persone, entrare nel mondo degli altri senza esserne sopraffatto o sentirsi confuso, senza uscirne con quella sensazione di inadeguatezza che si alternava ai momenti di sicurezza e fiducia.

Da quel momento in poi, amico mio, tutta la vita è speranza. Speranza di tornare a paradiso terrestre. Tutte le nostre azioni, i nostri pensieri, le scelte, le decisioni… Tutto quello che noi facciamo è per provare a tornare al nostro paradiso d’infanzia.

Tutti credono pazzo chi cerca di essere felice.

Ricordarsi che la vita è bella. Una promessa infantile, all’apparenza. Ma forse la più terribile e impegnativa delle promesse. Perché poi è la vita a ricordarti, giorno dopo giorno, quanto riesce ad essere dura, difficile, imprevedibile. A volte spietata.

In quel momento io ho capito che mi stavo ferendo e che se continuavo così in qualche modo sarei morto nel modo peggiore, cioè rimanendo vivo.

Perfino le statue invecchiano… Le statue, gli oggetti, le pietre. Invecchiano i ricordi, i sogni, le parole scritte e pronunciate. Invecchiano gli amori. Invecchia la riva del mare, che si ritrae con i contorni della costa; invecchia il greto del fiume, il profilo delle montagne, che cambia di stagione in stagione. E invecchia il cielo, perché perde le sue stelle. Perché questo è il potere del tempo: cambiare i volti, trasformare l’amore in abitudine, sfumare i ricordi, distruggere i sogni, scolpire la pietra, inghiottire il mare e far morire le stelle. Però noi riusciamo a vederle, alcune stelle. Anche se sono già spente. Stelle che beffano il tempo, perché la loro luce rimane fissa nel firmamento, anche se sono precipitate nell’abisso da millenni.

Non poter piangere fa male, sai? Perché il dolore non sa più da quale parte uscire e ti rimane dentro, incatenato, ti cammina nel sangue, il dolore, come una bestia in gabbia che va avanti e indietro, per tutto il giorno e giorno dopo giorno… E tu vorresti farlo uscire, vorresti liberarlo ma non sai più come si fa.

Tornare è difficile, quando sei stato via per molto tempo. Quando hai ferito le persone che amavi. Hai una faccia per partire… Ma la faccia per tornare rischi di non trovarla mai.

Quando ti fregano, quando ti ingannano o ti tradiscono, sei tu che perdi qualcosa di importante, perché credi di perdere la fiducia negli altri, ma invece la perdi in te stessa. Pensi che te lo sei meritata, perché ti sei fidata come una scema. Perché non sei riuscita a capire chi avevi accanto. Non sei riuscita a vedere le cose come erano davvero. E se avevi un po’ di autostima, si sgretola. Risultato? Sei tu che non vali niente.

Il guaio è quando senti che sei morta e poi invece ti accorgi che respiri. E maledici pure il fatto che lo fai. Maledici l’aria che ti entra nei polmoni perché senti che la stai rubando, quell’aria.

La vita è così, è difficile. Ma la tua vita deve dipendere da te, non da quello che fanno o non fanno gli altri.

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