{Review} Ti devo un ritorno

Ti devo un ritorno

dettagli

Titolo: Ti devo un ritorno
Titolo originale: Ti devo un ritorno
Autore: Niccolò Agliardi
Editore: Salani
Pagine: 216
Prezzo: € 16.00
Pubblicazione: ottobre 2016
Formato: cartaceo

trama

Pietro ha trentadue anni, ma è ancora un uomo a metà. Surfista mancato, annaspa fra i sentimenti e le paure, senza riuscire a dare una direzione alla propria vita. La morte improvvisa del padre agisce come un detonatore e lo spinge a lasciare Milano e a rifugiarsi in un paesino delle Azzorre, perché «solo partendo s’impara a perdere autobus, aerei e persone, restando vivi lo stesso». Qui incontra Vasco, un diciottenne con cui costruisce un rapporto simile a quello tra padre e figlio, un’amicizia in cui può dimostrare di essere un uomo sicuro, maturo e protettivo. Ma un naufragio porta sull’isola un carico di cocaina che stravolge la vita degli abitanti e mette Pietro davanti a scelte importanti, per il suo amico e soprattutto per se stesso.

voto

3

recensione

Che Agliardi fosse bravo con le parole si sapeva già, ma questo romanzo ne è la conferma. La storia è un po’ più particolare rispetto ai soliti temi trattati: un ritorno che non è propriamente una rinascita, una vita che non ha una vera e propria epifania. Eppure ti coinvolge in modo profondo, con quelle emozioni dure che non ti lasciano scampo. E quasi ti senti un po’ un granchio anche tu, che non sai bene come muoverti in mezzo a tutta questa confusione. La scrittura è semplice ma anche d’effetto, scorrevole, che ti tiene incollato alle pagine. Ti lascia anche qualcosa dentro, il che non guasta mai. L’empatia che suscita è forte, tanto da permetterti di vivere fino in fondo ogni momento, ogni situazione descritta. Questo libro mi è piaciuto, ma mi è piaciuto in un modo strano, con rassegnazione e dolcezza.

citazioni

So bene che scappare è da vigliacchi, ma certe volte ti salva la vita.

La morte obbliga i vivi a fare i conti col nero. E nel mio caso i conti non tornano.

Un amico è la garanzia che una minima certezza il futuro ce l’ha.

Mi sembra di camminare in una di quelle giornate di novembre, dove il mare ha la sola funzione di accogliere la tua malinconia e mischiarla alla sua, densa e maestosa. Che poi, in fondo, se arrivi davanti al mare in una domenica di novembre, è quello che vuoi: perderti in qualcosa di più grande e sconsolato di te.

A esserci sempre si diventa trasparenti.

Si dice che a vent’anni un dolore qualunque si fa più acuto, ma dura meno nel tempo.

Quando scavi verso il basso devi trovare il modo di buttare fuori la terra che produci, altrimenti quella ti torna addosso, ti copre e non ti fa più respirare.

La vita non è male, non è male per niente, ma non è quasi mai come ce l’aspettiamo.

Finché non impari la lezione, la vita le tenta tutte per fartela capire.

Ognuno di noi si porta dentro un segreto, che non sempre ce la fa a rimanere nascosto. A volte anche quelli più profondi hanno bisogno di venire a galla. Sono cicatrici che il tempo può levigare, ma quasi mai cancella. Questi segni sono il nostro marchio d’identità e hanno tutti lo stesso comune denominatore: un amore che ci viene tolto. Forse il primo passo per diventare adulti è imparare a convivere con questa mancanza.

Occuparsi delle ferite degli altri spesso è utile anche a curare le proprie.

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