102 chili sull’anima

chili.jpg

trama

Si può decidere di cambiare a qualsiasi età, anche a 40 anni: Francesca Sanzo, autrice e protagonista di questa storia lo fa nel 2013 quando intraprende una dieta per perdere 40 chili e passare dall’essere una persona gravemente obesa a rientrare nel corpo che si sente addosso. Il suo percorso è una vera e propria muta, perché per perdere molti chili bisogna prima di tutto capire perché si è arrivati a indossarne tanti.
Questo libro non è un manuale di dieta ma il racconto di un processo di evoluzione, di una muta per volersi bene, per riflettere su quello che si è inceppato e provare a trovare una strada nuova, anche attraverso la narrazione. Proprio degli “inceppi” della sua vita racconta Francesca, attraverso salti e flashback tra presente e passato: ricerca di un nuovo stile di vita e riflessione su quello che l’ha portata a “mascherarsi” grazie all’obesità. Comprendere che a un certo punto della vita bisogna smettere di lottare ed accogliere la propria “anima nera” ovvero con quella zona profonda di noi che ci spinge ad assumere comportamenti disfunzionali e a farci sentire inadeguati al mondo, è il nocciolo della storia. Il rapporto con il cibo e con la percezione del proprio corpo e del legame tra questo e la mente sono il filo rosso lungo il quale si sviluppa il racconto.
Adolescenza, genitorialità, ricerca di una nuova dimensione professionale: fasi della vita – comuni a molti – che ci mettono alla prova e a volte generano sentimenti e insicurezze.

voto3

Un libro che, nonostante le evidenti carenze, non riesco a recensire in modo oggettivo. Affronta un tema a me molto vicino, che mi spinge a dare un giudizio di pancia più che di testa, e questo forse è un male. A metà tra un libro motivazionale e una semplice biografia, questo libro breve ma intenso parla di cambiamento. E non ha importanza se il cambiamento lo affronti a 24 anni come me o a 40 come la protagonista: sarà sempre importante e difficile. Perché sì, a tutti piacciono le certezze, ma a volte bisogna rendersi conto di cosa sta succedendo e rimettersi in carreggiata. Certo, questo libro è un po’ troppo veloce nel modo di raccontare l’intera vicenda e non per tutti è così facile nonostante la motivazione, ma è comunque discreto. Non si fa fatica a seguirlo, non annoia mai e, anche se non fa piangere, se è un tema che sentite particolarmente vostro qualcosa dentro vi muoverà.

dettagli

Titolo: 102 chili sull’anima
Sottotitolo: La storia di una donna e della sua muta per uscire dall’obesità
Autore:  Francesca Sanzo
Editore: Giraldi editore
Formato: Ebook
Pagine: 130
Genere: autobiografia

Annunci

Le ferite originali

ferite.jpg

trama

“Ci sono vite ordinarie, è giusto che ci siano, ma la tua no, la tua vita è pazzesca, è strana, è inspiegabile, è straordinaria. Tu sei fatto per raccogliere gli stimoli più estremi, tu sei destinato a un sentimento vario, universale, colossale, a esplorare quello che significano in ogni sfumatura il sesso, il dolore, l’amore.” Siamo a Milano, negli anni di Expo. Dafne ha venticinque anni, studia Medicina, è benestante, graziosa e giudiziosa, e ha un tale bisogno di essere amata da non voler capire che la sua relazione sta andando in pezzi. Davide è uno studente di Ingegneria fisica al Politecnico, vive in periferia, ha la bellezza timida e inconsapevole di chi da bambino è stato grasso e preso in giro dai compagni di scuola. Dante ha quarant’anni, è un affascinante uomo d’affari, ricco e in apparenza senza scrupoli, capace di tenerezza soltanto con la figlia Diletta.
Dafne, Davide e Dante non lo sanno, ma tutti e tre hanno in comune una cosa: stanno con lo stesso ragazzo. Si tratta di Christian: ex modello, bellissimo. Seduttivo, manipolatore, egocentrico, Christian ha in sé i mostri e la magia: è bipolare, e alterna picchi di irrefrenabile euforia a terrificanti abissi depressivi, trascinando nel suo mondo spezzato anche Julian, il fratello adolescente, per cui prova un affetto eccessivo, quasi soffocante.
Christian catalizza e amplifica come un prisma i desideri di Dafne, Davide e Dante, e le vite di questi quattro personaggi finiscono per intessersi così fittamente che nemmeno al momento della verità – e alla caduta che ne consegue – riusciranno a slegarsi.

voto

4

Un libro difficile da recensire cercando di essere oggettivi. Per me è stato come un coltello che incide poco alla volta, una pagina dopo l’altra, fino a togliere ogni stato di pelle e ossa che ricoprono il cuore. Duro, sboccato, un po’ confuso ma al tempo stesso impossibile da abbandonare.
I personaggi sono costruiti in modo magistrale, ognuno occupa un ruolo ben definito e tutti, in qualche modo, evolvono pagina dopo pagina. Christian è sicuramente il più ingombrante, è come la stella di Venere, sempre visibile. Anche quando vorresti dimenticarlo, tagliarlo fuori, la sua presenza è lì che aleggia sopra le teste dei suoi tanti piccoli satelliti, che sono poi gli altri protagonisti. Lui rimane il punto fondamentale dell’intera storia, raccontata direttamente dal punto di vista interno alla sua testa. Ed è costruito così bene da risultare un pazzo psicopatico, da rendere credibile il suo disturbo bipolare. Talmente pazzo da risultare quasi fastidioso, tanto che all’inizio si prova un leggero odio nei suoi confronti. C’è stato un momento in cui ho sgranato gli occhi, esattamente nel punto in cui Chris rigira tutto a suo favore, portando gli altri a scusarsi con lui invece che il contrario, ed ho pensato: peggio di così non può andare. Ed è lì, probabilmente, che ho smesso di costruire barriere, perché una persona del genere mica ti può entrare dentro, la odi per forza senza doverti sforzare. E invece.
Poi c’è Dafne. Intelligente, insicura, all’inizio presentata come una ragazza frivola. Dafne è la ragazza che preferisce subire, che sta ferma e sopporta, manda giù un boccone dopo l’altro perché è meglio sopportare che perdere tutto. Ed in questo, invece che sembrare una stupida bambina senza forza di volontà, la percepiamo come una ragazza coraggiosa ed un po’ troppo buona, forse. Ma il suo carattere deve solo emergere, e la sua evoluzione l’ho trovata la più interessante tra tutte quelle proposte. Dafne sono io.
Ma sono anche un po’ Davide, terzo protagonista che ci viene presentato come un ragazzo concentrato sullo studio per evitare ogni tipo di delusione. Davide non ho ancora deciso se mi è piaciuto o no, perché il suo ruolo è un po’ troppo ambiguo.
E infine (ma si fa per dire, ce ne sono molti altri di personaggi interessanti) c’è Beltrami… beh, Beltrami è esattamente la persona che tutti vorremmo si prendesse cura di noi. Distaccato quel tanto che basta per risultare intrigante ed indispensabile, padre ed ex marito idealizzato, sempre carismatico nonostante le incertezze.
E Milano, protagonista almeno quanto tutti gli altri, pulsante e frenetica, selvaggia e delicata, complice e distaccata, caratterizzata così bene che quasi mi sento in colpa a non viverla quotidianamente.
La scrittura è bipolare, come Christian: decisa e rigorosa, lineare e piena di euforia, ma poi di colpo confusa e permeata da sentimenti troppo grandi per una sola storia. Non mi hanno infastidito gli sbalzi temporali, buttati lì quasi a caso ma sempre, non si sa come, al momento giusto. Ed anche il linguaggio scurrile, un po’ violento e senza pudore non mi ha infastidita per nulla, perché non era mai estremizzato od abusato, si sposava ai personaggi che lo avevano in bocca così bene da risultare inconcepibile che si esprimessero in altri modi.
In conclusione, questo l’ho trovato un libro potente, di quelli che ti sbattono in faccia la tua realtà, che cerchi di nascondere come polvere sotto un tappeto, con scarsi risultati.

dettagli

Titolo: Le ferite originali
Autore: Eleonora C. Caruso
Editore: Mondadori
Formato: Ebook
Pagine: 106
Genere: disturbi mentali / lgbt

Tempi duri per i romantici

romantici.jpg

trama

Stefano ha ventidue anni e una vita tranquilla. Simpatico, belloccio e con la battuta sempre pronta, divide il suo tempo tra le serate a Trastevere con gli amici, il lavoro che non ama particolarmente ma che gli permette di avere una casa tutta per sé, le polpette piene d’amore di mamma e la storia con Michela. Sembrerebbe andare tutto per il verso giusto eppure a Stefano qualcosa non torna. Non può fare a meno di sentirsi incompleto, fuori posto, fuori cuore. Stare con Michela gli ha fatto capire che “con una donna puoi ridere, mangiare, guardarci un film, scoparci tutta la notte, prenderci il caffè insieme e correre comunque il rischio di non amarla”. Perché l’amore vero è un’altra cosa. E sta da un’altra parte. Allora succede che ritrovare un dischetto di cartone con sopra disegnato un pettirosso dia uno strattone alla sua vita costringendolo a ripensare a quando, dieci anni prima, era poco più che un bambino. E a ricordare quegli occhi scuri e profondi, quelle lentiggini che diventavano una costellazione, quel modo goffo e particolarissimo di tirarsi da parte i capelli rosso fuoco. Da quel momento niente ha più senso se non andare a cercarla, ovunque sia, rischiando di perdere tutto pur di ritrovarla. Lei, Alice, il pezzo mancante, la ragazzina che ti guardava in un modo che non sai spiegare, in un modo che ti sentivi subito a casa. Perché, davvero, certe volte perdersi diventa l’occasione unica e imperdibile per ritrovarsi. Perché “si possono dimenticare episodi, eventi, parole, canzoni, ma mai le persone che ci hanno fatto del bene”

voto3

Questo libro è una fiaba. Ed in quanto tale, può essere perdonata per qualche forzatura, qualche passaggio surreale. È uno di quei libri che ti muovono qualcosa dentro.
Si dice che ogni libro abbia un suo momento perfetto, ed in questo caso direi che l’ho centrato in pieno. Io non sono mai stata una ragazza particolarmente romantica, ma uno Stefano nella mia vita penso di volerlo. Perché sì, a volte è un po’ troppo zuccheroso, ma il tutto è bilanciato dalla sua ironia e da quelle battute che rendono un rapporto speciale. E, volente o nolente, Stefano è stata la trasfigurazione di un amore personale.
Mi è piaciuta la familiarità dell’ambientazione, luoghi che ho frequentato e che conosco. Mi hanno fatto sentire a casa, proprio come i personaggi. Seppur non particolarmente tratteggiati, i personaggi secondari si fanno amare con poche semplici battute, ti fanno sorridere e ti fanno vivere una sorta di mondo parallelo, in cui esci la sera e inizi a passeggiare per le vie di Roma di notte, con una birra in mano e tante risate.
Vorrei spendere una parola per il finale, ma sono ancora un po’ arrabbiata e forse, ma solo forse, è stata la scelta migliore per una storia del genere. Per riportare il lettore con i piedi per terra. In modo drastico, come quando la sveglia suona sul momento decisivo di un sogno bellissimo, che non riesci più a recuperare ma di cui conservi ancora la piacevole sensazione.
Di pancia darei 4 stelle, ma ragionandoci ne do solamente 3 perché alcuni temi potevano essere approfonditi meglio, in primis la scelta di vita di Alice, ed alcune situazioni mi hanno fatto storcere il naso perché troppo improbabili.
Mi ha lasciata un po’ interdetta questo continuo allineamento di pianeti, che ok che è una storia e non deve essere per forza vera, ma almeno un pochino plausibile. A Stefano era un po’ tutto concesso, un po’ tutto facile, un po’ tutto troppo immediato. Potrà anche essere il ragazzo più fortunato del mondo, ma quante possibilità ci sono di trovare al primo colpo, in una città sconosciuta, l’appartamento della ragazza della tua vita che non vedi da dieci anni? È questa situazione, e altre simili, che mi hanno fatto abbassare un po’ il voto, che rimane comunque buono.
La scrittura è scorrevole, ma forse ammicca un po’ troppo a questa nuova generazione in cui cerchiamo quelle belle frasi da rendere descrizioni per la foto di un tramonto romantico. Decisamente consigliato ad un pubblico giovane, a tutte quelle persone che ancora sognano il principe azzurro.

dettagli

Titolo: Tempi duri per i romantici
Autore:  Tommaso Fusari
Editore: Mondadori
Formato: Ebook
Pagine: 204
Genere: Young Adult

Bruges la morta

bruges.jpgtrama

Incapace di superare il lutto per la morte della giovane e bellissima moglie, Hugues Viane si trasferisce, insieme ai cimeli della defunta, a Bruges, dove vive nel ricordo e nella nostalgia della donna perduta. Esce di casa soltanto quando si fa buio e passeggia tra le stradine malinconiche della città, che alimentano ulteriormente la sua tenace, invincibile tristezza. Una sera, per caso, incontra una donna, Jane Scott, che sembra la copia esatta della moglie. Con il passare del tempo, però, si rivela molto diversa da lei: capricciosa, irrequieta, futile, amante del lusso e della ricchezza, Jane ha assai poco da spartire con l’anima, la grazia, la dolcezza della defunta moglie. E l’insana relazione fra i due, nutrita soltanto di false illusioni, prenderà presto una piega del tutto inaspettata.
Bestseller internazionale nell’Europa simbolista e decadente, Bruges la morta fu pubblicato per la prima volta nel 1892. A oltre un secolo di distanza, questa storia tragica e avvincente mantiene intatta la sua fortissima capacità di suggestione, rivelandosi una lettura indimenticabile. Un libro che sembra sostare a un crocevia, condensando l’immaginazione di un’intera epoca e nello stesso tempo lanciando verso il futuro la sua provocazione fantastica.
Il lettore di oggi, nutrito di cinema, potrà riconoscere in Bruges la morta, come sulla lastra di un vecchio dagherrotipo, la stessa atmosfera allucinata di un grande capolavoro di Hitchcock, La donna che visse due volte, che fu ispirato proprio da questo romanzo.

voto2

Mi aspettavo qualcosa di diverso.
Mi aspettavo Bruges un po’ più presente, che alla fine è il motivo per cui mi sono lasciata tentare da questo libro: ritornare un po’ in quella piccola città magica.
Mi aspettavo che la caratterizzazione psicologica del nostro vedovo protagonista fosse un po’ più profonda e, di riflesso, mi aspettavo che la somiglianza tra la morta amata e la donna che gliela ricorda fosse più profonda.
Mi aspettavo una scrittura di emozioni viscerali, mi aspettavo una scrittura un po’ più lirica, forse con meno apatia e un po’ più di decadenza.
Mi aspettavo che la pazzia improvvisa, il velo sollevato dagli occhi del protagonista, fosse un po’ più lento e ponderato e, di contro, mi aspettavo alcuni passaggi un po’ più veloci.
Certo è che non si può pretendere chissà cosa da un libro di un centinaio scarso di pagine; fatto sta che mi aspettavo qualcosa di diverso.

dettagli

Titolo: Bruges la morta
Autore:  Georges Rodenbach
Editore: Fazi
Formato: Ebook
Pagine: 106
Genere: classico belga XIX secolo